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3 marzo 2021 - Badia Fiorentina Fr. Antoine-Emmanuel


Mercoledì della II settimana di Quaresima (B)

Ger 18,18-20 – Mt 20,17-28


Perché sei venuto al mondo?

Perché sono venuto al mondo?

Per servire!

Siamo venuti al mondo non per essere serviti, ma per servire.

E lo facciamo tutti, in modi diversi.

Chi tra di noi non serve la vita, non serve gli altri, non serve Dio?

Come Gesù, per primo, “non è venuto per farsi servire,

ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti.” (Mt 20,28)

“E dare la propria vita…”

Abbiamo ricevuto la vita per poterla donare.

La vita è un dono che ci è stato fatto perché lo offriamo,

ed entriamo così nella vita di Dio…

Si entra nella vita di Dio non trattenendo per sé la propria vita, ma donandola!

È quello che impariamo, quando incontriamo Gesù.

È quello che gli apostoli impararono quel giorno, sulla via verso Gerusalemme.

"Ecco, noi saliamo a Gerusalemme” dice loro Gesù. (Mt 20,18)

Certo!

Lo sanno!

“Saliamo a Gerusalemme per la Pasqua, per la festa,

per fare memoria della liberazione d’Israele,

della fine del giogo dell’Egitto…

Saliamo per questa gioia, per questa memoria che si fa speranza…

E si spera che Gesù finalmente manifesterà la sua gloria pubblicamente,

che farà pulizia nel mondo corrotto del Tempio,

e metterà fine all’occupazione da parte dei pagani.

Per questo, noi saliamo a Gerusalemme…”

In realtà, Gesù annuncia loro tutto il contrario.

Non “farà pulizia nel mondo corrotto del Tempio”:

sarà consegnato a questo mondo corrotto.

Non “metterà fine all’occupazione da parte dei pagani”:

sarà consegnato ai pagani.

E la fine non sarà la vittoria politica tanto attesa:

sarà la sconfitta, il rigetto, l’umiliazione.

Fino alla vergogna suprema,

alla sconfitta assoluta:

la croce… colmo dell'oltraggio e della maledizione.

“E il terzo giorno risorgerà". (Mt 20,19)

Tutto il contrario di quello che si aspettavano.

Quanto risulta difficile ascoltare queste parole!

Il terzo giorno: sì.

Ma i due giorni precedenti: no…

È talmente difficile che Giovanni – sì, anche Giovanni -, e Giacomo, e la loro madre

chiedono ancora i posti d’onore.

Vogliono il terzo giorno.

Ma non i due giorni prima…

Non sanno quello che chiedono. (cfr Mt 20,22)

Vogliono la gloria, ma non hanno capito che non c’è la Gloria senza la Croce.

È impossibile!

Gesù pone loro La Domanda fondamentale:

“Potete bere il calice che io sto per bere?" (Mt 20,22)

Il “calice” nel Primo Testamento è un’immagine corrente.

Si tratta di un calice di vino forte, drogato, amarissimo,

che getta a terra chi lo beve.

È il calice della cosiddetta “ira” di Dio,

ossia la conseguenza drammatica della scelta

di allontanarsi da Dio, dall’Amore, dalla Misericordia.

"Prendi dalla mia mano questa coppa di vino della mia ira - dice Dio a Geremia-

e falla bere a tutte le nazioni alle quali ti invio,

perché ne bevano, ne restino inebriate ed escano di senno

dinanzi alla spada che manderò in mezzo a loro". (Ger 25,15-16)

Chi sta per bere questo calice?

Chi sta per prendere su di sé il peccato del mondo?

Chi sta per essere inebriato di dolore per salvarci dal male?

Gesù!

Vi ricordate della preghiera di Gesù al Getsemani?

"Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice!

Però non come voglio io, ma come vuoi tu!" (Mt 26,39)

E della risposta di Gesù,

quando Pietro vorrà impedire l’arresto di Gesù con la spada?

"Rimetti la spada nel fodero:

il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?". (Gv 18,11)

E voi, Giovanni e Giacomo, “potete bere il calice che io sto per bere?" (Mt 20,22)

E tu, ed io… “possiamo bere il calice che Gesù sta per bere?"

Lo possiamo?

Giovanni e Giacomo rispondono di sì.

E Gesù non li contraddice.

"Il mio calice, lo berrete.” (Mt 20,23)

Sarà il grande dono della Pentecoste:

essere resi capaci di “servire e dare la propria vita con Gesù

in riscatto per molti” (cfr Mt 20,28)

E tu, come rispondi?

Puoi bere il calice che Gesù sta per bere?

Sei pronto, sei pronta, a soffrire anche tu per portare al mondo la salvezza di Dio?

È questa la via della Gloria!

L’unica via.

Passa dal Venerdì Santo e dal Sabato Santo.

Dalla sconfitta e dal silenzio.

Dall’umiliazione e dall’attesa.

Dal rigetto e dall’angoscia.

E sboccia nella Risurrezione.

E siamo venuti al mondo per la Risurrezione, per la Gloria.

Per la gioia della comunione eterna…

Attraverso la via del servizio e della Croce.

Scrive Edith Stein nel 1939:

“Stai davanti al Signore che pende dalla Croce con il cuore squarciato:

Egli ha versato il sangue del suo Cuore per guadagnare il tuo cuore.

Per poterlo seguire in santa castità,

il tuo cuore dev’essere libero da ogni aspirazione terrena;

Gesù Crocifisso dev’essere l’oggetto di ogni tua brama,

di ogni tuo desiderio, di ogni tuo pensiero...

Il mondo è in fiamme: l’incendio potrebbe appiccarsi anche alla nostra casa,

ma al di sopra di tutte le fiamme si erge la Croce che non può essere bruciata.

La Croce è la via che dalla terra conduce al Cielo.

Chi l’abbraccia con fede, amore, speranza viene portato in alto, fino al seno della Trinità.

Il mondo è in fiamme: desideri spegnerle?

Contempla la Croce:

dal Cuore aperto sgorga il sangue del Redentore,

sangue capace di spegnere anche le fiamme dell’inferno.”


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