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BADIA FIORENTINA

Una studentessa d’arte giunta a Firenze dalla Corea, guardando le innumerevoli tele e affreschi che a Firenze ritraggono nei diversi misteri Gesù, si chiedeva chi fosse costui tanto rappresentato e da questa domanda  è cominciato il suo cammino verso il Battesimo cristiano; chissà quanti tra noi guardando passare un anziano ricurvo sui suoi passi o un bambino per strada saprà riconoscervi Gesù vivo? Questa è una via di rivelazione di Dio che ci fa felici.

 

Fr. Pierre- Marie parlando della sua esperienza di preghiera e della missione contemplativa urbana delle FMG amava esclamare “La preghiera, che felicità!”.

 

Anche di questo siamo testimoni: non c’è opera più bella affidata agli uomini della contemplazione. E’ alla portata di tutti, lungo tutto il corso della vita...e il bello è sempre davanti  ancora da scoprire...lo chiamiamo “eternità”, “Cielo”, “vita in Dio”...quel che conta è che Gesù ce lo dona insieme con sè stesso...un’avventura senza fine l’Amore di Dio!

Entro il 1307 fu completato il magnifico campanile, opera progettata da Arnolfo di Cambio.

 

La facciata gotica, con timpano e rosone, è ancora visibile nella parte superiore (nella parte inferiore sono addossate costruzioni di epoche successive) dal cortile interno ora della Pretura (accesso da piazza San Martino, 2) o da un punto di vista sopraelevato. 

 

E’ formato dalla sovrapposizione di quattro piani a pianta esagonale in pietra a vista. Ogni lato del campanile si apre, in basso,  con bifore più piccole e con archi a tutto sesto (le più basse), più slanciate e con archi a sesto acuto, le più alte.

La struttura termina, in alto, con una cuspide esagonale, molto pronunciata, alla cui base si trovano sei piccole cuspidi con finestre quadrilobe.

 

Il campanile, che ha subito nel tempo numerosi incidenti e manomissioni, è stato restaurato nel 1900 e, più recentemente, negli ultimi anni.

ll corpo centrale della chiesa fu diviso in tre navate corrispondenti alle cappelle del presbiterio; sappiamo che questa chiesa aveva la copertura a capriate dipinte, il coro era transennato ed aveva un ingresso secondario sul fianco settentrionale.

 

Questo ingresso, accecato, è ancora visibile dall’esterno del chiostro di accesso. Sull’altar maggiore era stato collocato il magnifico polittico di Giotto, attualmente esposto alla Galleria degli Uffizi.

 

All’interno della chiesa, sulla parete nord, sono ancora visibili resti degli antichi affreschi del Trecento con motivi di finti paramenti murari e piccole scene con storie di santi.

Durante la guida dell’abate Gomezio Ferreira de Silva (1419-1439), l’area del monastero si allargò considerevolmente fino alle attuali via dei Gondi, via dei Calzaiuoli, via del Corso e via del Proconsolo; in questo periodo fu realizzato il “chiostro degli Aranci” (Bernardo Rossellino), si incrementò la Biblioteca con rari e numerosissimi documenti antichi, libri preziosi manoscritti e miniati, si acquisirono ricchissimi paramenti liturgici e si costituì un patrimonio inestimabile di manufatti artistici.

NOTIZIE SUGLI INTERVENTI PRINCIPALI DELL’EDIFICIO CONVENTUALE NEL QUATTROCENTO E NEL CINQUECENTO

NOTIZIE SUGLI INTERVENTI PRINCIPALI DELL’EDIFICIO CONVENTUALE  NEL QUATTROCENTO E NEL CINQUECENTO

Alla fine del Quattrocento (1494 circa) Giovan Battista di Pandolfo Pandolfini affidò a Bernardo da Rovezzano una serie di imponenti strutture: il portale di accesso su via del Proconsolo con scalinata (distrutta nel 1720), un elegante atrio a cinque campate con colonne a capitelli corinzi (terminato entro il 1511), di accesso alla chiesa della Badia e alla nuova cappella di famiglia, eretta sul luogo dell’antichissima chiesetta di Santo Stefano, dove sappiamo che Boccaccio nell’ottobre 1373 lesse Dante.

 

Il nuovo atrio di Benedetto da Rovezzano si apriva su un cortile rettangolare di fronte ad un altro porticato, con sei campate, volte a crociera e capitelli compositi realizzato nello stesso periodo, ma opera di altro architetto, forse Giuliano da Sangallo. Tra il 1513 e il 1566 venne eretta la contigua cappella Bonsi, intitolata a San Benedetto e già contenente una scomparsa sepoltura con iscrizione.

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Anche nel corso del Cinquecento (a partire dall’aprile del 1588) il monastero si ampliò di nuovi locali ad uso di dormitorio, foresteria, granai, celle, magazzini nella direzione ovest/nord-ovest.