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3 luglio 2022 Badia Fiorentina Fr. Antoine-Emmanuel


XIV Domenica del T.O.

Is 66,10-14c – Gal 6,14-18 – Lc 10,1..20


A sentire il modo in cui Gesù presenta la missione, c’è da stupirsi!

Come mai i settantadue discepoli accettano di partire?


Perché saranno pochi operai per una messe abbondante.

Perché saranno come “agnelli in mezzo ai lupi”. (Lc 10,3)

Perché non potranno portare con sé neanche una borsa, e dovranno andare scalzi.

Perché non dovranno fermarsi a salutare nessuno per strada.

Perché è possibile che siano respinti da case poco accoglienti.

Perché, anche se l’ospitalità non piacerà loro, dovranno tuttavia rimanere.

Perché è pure possibile che un’intera città li respinga. (cf Lc 10,4-11)


Ecco sette ragioni per dire a Gesù che hanno altro da fare,

o che ci penseranno loro ad organizzare la missione.


Eppure partono.

Il che vuole dire che la Parola di Gesù

ha la capacità di toccare i cuori e dare una fiducia, uno slancio,

che vanno oltre le paure!


Anzi, ed è paradossale, come tornano?

Arrabbiati? Frustrati? Delusi? No!

“I settantadue tornarono pieni di gioia.” (Lc 10,17)

Come mai?

Lo dicono essi stessi:

"Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome."(ibid.)

Hanno fatto l’esperienza di compiere esorcismi nel Nome di Gesù.

Grazie al loro ministero, ci sono degli uomini o delle donne

che hanno fatto esperienza di liberazione

dopo, magari, decine d’anni di tormenti interiori.

I Settantadue hanno sperimentato la potenza del Nome di Gesù,

e ne sono meravigliati!


La missione che si presentava così esigente, così gravosa,

è stata fecondissima!


Appunto perché hanno accettato le condizioni poste da Gesù,

senza sottrarsi alla Sua chiamata né annacquarne l’esigenza.



Come si svolge la missione secondo Gesù?


Ci sono tre atteggiamenti di fondo:

il primo è riconoscere che il padrone della missione, della messe, non siamo noi.

È l’umiltà di chi non si appropria della missione.


Il secondo è scegliere la mitezza dell’agnello,

e rimanere ad essa fedeli.


Infine c’è la fiducia nella divina Providenza, che rende possibile una reale povertà.


Ecco i tre atteggiamenti di fondo: umiltà, mitezza e fiducia.


La missione si svolge poi in tre tappe:

la prima è portare la pace, lo shalom, la riconciliazione con Dio Padre.

Poi, il prendersi cura dei più fragili, dei malati, offrendo loro la consolazione, la guarigione, la liberazione nel Nome di Gesù.

Infine c’è l’annuncio: “Il Regno di Dio è vicino”. (cf Lc 10, 5.9)


Tre tappe.


E vi è una chiave essenziale:

se la missione viene rifiutata, niente maledizioni, niente rabbia, niente insulti,

ma bisogna allontanarsi facendo capire chiaramente

che si sta chiudendo il cuore al più bel dono di Dio.


Tre atteggiamenti di fondo, tre tappe della missione, e la chiave finale.

E tutto ciò porta alla gioia della missione compiuta,

del Regno che entra nei cuori e nelle relazioni.


Bisogna contemplare i volti luminosi dei Settantadue che tornano!

La Croce c’è, ma il frutto è una profonda gioia!


Questi settantadue discepoli sono esempi luminosi per noi.

Sì… la missione vissuta come chiede Gesù costa tanto,

ma il frutto è bellissimo!


Guardate come Charles de Foucauld ha detto di sì alla Croce di rimanere solo,

della sua sconfitta come fondatore.

Guardate come La Pira ha detto di sì alla Croce di essere disprezzato,

visto come un esaltato!

Guardate come Chiara Lubich ha detto di sì alla Croce della “notte di Dio”.

Guardate come Carlo Acutis ha detto di sì alla Croce della malattia!

Guardate come Papa Francesco dice di sì alla Croce di essere disprezzato.


Perdono, Gesù, quando mi ribello davanti alla Croce!

Quando non voglio soffrire per la missione.


Avete sentito Paolo?

“Quanto a me invece non ci sia altro vanto

che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo.” (Gal 6,14)

La Croce per lui non è da evitare:

è il suo unico vanto!

Perché è la Croce di Gesù.


La Croce è la sua fierezza, la sua gioia.

Gesù è morto per lui, l’ultimo dei peccatori.

Ed egli ormai può morire d’amore con Gesù per Dio e per gli altri.

È il suo vanto, la sua gioia!


In fin dei conti, la Parola di Dio oggi è un inno alla gioia, quella vera.

La gioia della missione: sì!

La gioia di essere crocifissi con Gesù: sì

La gioia della potenza del Nome di Gesù: sì!


Ma, “non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi;

rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli". (Lc 10,20)


E qui vi è un'altra meraviglia!

Gesù non dice: “Rallegrati perché il tuo nome è scritto nei cieli",

ma : “Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli".

La vera gioia non è nella prospettiva della sola “mia” salvezza,

ma in quella della salvezza offerta a tutti!

È quanto anche la prima lettura suggerisce.

“Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa tutti voi che l'amate. Sfavillate con essa di gioia tutti voi che per essa eravate in lutto.” (Is 66,10).

La gioia vera è in Gerusalemme, con Gerusalemme,

e “Gerusalemme” è il popolo radunato dal dono di Dio.

La gioia vera è nell’essere Chiesa, nell’essere insieme nel cuore di Dio.

E lo siamo.

Per pura grazia!

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