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16 luglio 2022 Badia Fiorentina Fr. Antoine-Emmanuel

Aggiornamento: 20 lug


Madonna del Monte Carmelo

(Mt 12,14-21)


Per entrare nell’odierna memoria della B.V.Maria,

bisogna soffermarsi sul significato del Monte Carmelo.


Per prima cosa, si parla di un monte.

E quindi del sentiero che si deve salire per giungere alla vetta.

E qui l’occhio del cuore va verso la vetta divina.

La vetta dell’Amore.


Il monte Carmelo ha poi come particolarità di essere ricco di grotte naturali.

La grotta dice la solitudine, il nascondimento,

la vita consacrata alla preghiera, fuori dal trambusto del mondo.


Inoltre è un luogo associato alla memoria del profeta Elia.

Ricorda quindi la solitudine del Profeta, il suo zelo per Dio,

la sua lotta contro l’idolatria - con la vittoria, appunto su questo monte -

ma anche il suo scoraggiamento

e l’esperienza redentrice della voce divina di sottile silenzio,

pure su un monte.


Il Carmelo è anche vicino alla Galilea,

a Nazaret, alla terra di Maria,

ai luoghi della vita nascosta di Gesù,

a tante tappe del ministero di Gesù.


Infine, è il luogo dove, fin dai secoli antichi,

alcuni eremiti hanno vissuto una vita contemplativa,

che fu riconosciuta e ricevette una regola approvata da Papa Innocenzo IV, nel 1247.


Ci fu poi la splendida storia della famiglia carmelitana

con la sua luminosa devozione alla Madonna

ed il dono dello scapolare.


Ecco, quindi, il contesto di questa bella memoria liturgica.


Ma come celebrare questo giorno santo?

Come un'occasione per affidare a Maria,

anzi per consacrare a Maria,

la dimensione contemplativa della nostra vita.


Cosa vuol dire contemplare?

Vuol dire acconsentire ad entrare in una grotta ancora sconosciuta

che sembra essere solo buio,

vuol dire lottare contro gli idoli, contro le passioni,

ed infine abbandonarsi alla Grazia.

Saper perdere tutto, per entrare in comunione con l’Eterno:

la grotta diviene Cielo, diviene pienezza di vita…

Perché la Grotta è, in qualche modo,

il costato trafitto di Gesù!


Quest’esperienza contemplativa si fa in tanti modi diversi.

Ci sono tante grotte.


Vi è la grotta – contemplativa – del Creato,

quando andiamo oltre lo sguardo superficiale, efficientista,

per scoprire il Creato come linguaggio con cui Dio si fa poeta, per dire il Suo Amore.

Dove Dio si rivela ritirandosi.


Vi è la grotta del Cuore,

quel castello interiore che ci fa incontrare,

dopo un paziente esilio dall’uomo vecchio,

il volto raggiante dello Sposo che, per amore nostro, dimora in noi.


Vi è la grotta della Parola di Dio,

in cui, man mano, andiamo dalle parole al Verbo,

dalla lettura all’Incontro,

dal leggere all’essere letti dal Signore, nel cuore.


Vi è la grotta dei Sacramenti, e in particolare della Santa Eucarestia,

nei quali, attraverso la liturgia della Chiesa,

si scopre il gesto amoroso dello Sposo, che guarisce, che libera,

che rivela la Sua amorosa presenza al mondo, che si dona.


Vi è poi la grotta dell’incontro con il povero,

in cui si scopre l’umiltà di Dio

che volentieri si lascia trovare e servire negli emarginati, i malati,

i noiosi, i morenti.


Vi è pure la grotta dell’Amore reciproco,

quel castello esteriore in cui si incontra Dio, meglio si entra in Dio,

condividendo lo scambio d’amore divino

amando e lasciandoci amare.

Perdendo ciascuno se stesso,

per trovare il sé più vero.


Vi è pure la grotta dell’imprevisto,

i mille modi in cui Dio si rivela e si dona, là dove non l’avremmo aspettato,

facendo fiorire una mistica spontanea che tanto ci sorprende.


Non va dimenticata la grotta, pure contemplativa, del dolore,

quando, per pura grazia,

ci viene data la trasfigurazione del nostro vissuto doloroso, che tanto ci scandalizza,

in una partecipazione alla Passione di Gesù;

partecipazione che, pur estremamente misteriosa, dà senso ad ogni nostra sofferenza.


Ed infine: la grotta della morte,

l’ultima esperienza contemplativa,

in cui perderemo tutto per entrare nella Luce,

quella eterna, in cui ci contempleremo a vicenda con una meraviglia che non avrà mai fine.


*

Chi ci aiuterà in questo cammino della contemplazione?

Chi ci aiuterà a perdere il conforto mondano per entrare nella grotta?

Chi ci aiuterà a entrare nel buio, senza tornare indietro?

Chi ci aiuterà a perdere, a perderci,

e ad abbandonarci al divino Amore, anche quando tutto sembra un non senso?

Maria!


In ogni grotta, Maria accompagna il nostro cammino.

Ci aiuta a non fermarci, a non tornare indietro.


È grande il rischio, anche dopo molti anni di vita contemplativa, di fermarsi,

di accontentarsi del bel panorama a metà altezza del monte,

rinunciando a camminare fino alla vetta,

perché l’accidia ci sottrae ogni energia.


Quanto Maria ci aiuta a non cedere all’accidia!

Perché l’accidia si presenta come una compagnia seducente,

che ci accarezza e ci dà mille ragioni per fermarci,

per prendere il sentiero del risentimento, poi della rabbia, poi dell’accusa.


La Madonna del Monte

è come la fata che aiuta Pinocchio a passare dalla condizione di burattino

a quella di ragazzo che vive pienamente la vita, quella vera.


Maria ci prende per mano,

ci porta verso la vetta che è la conformazione a Cristo,

ci tiene la mano quando passiamo vicino al burrone delle passioni,

ci stringe la mano quando il tornare indietro ci sembra l’unica via,


Faccio due esempi.

Guardate a come la Madonna fu vicina a Chiara Lubich,

che proprio il 16 luglio – del 1949 –

entrò con Igino Giordani nella Grotta dell’Amore reciproco,

aprendo così una via contemplativa nuova

che milioni di cristiani hanno poi scelto dietro di lei!


Guardate al modo in cui la Vergine fu vicina a Massimiliano Kolbe,

il Cavaliere dell’Immacolata, divenuto ad Auschwitz un numero, il 16670,

trasferito alla fine di luglio del 1941 al Blocco 14.

Accompagnato dalla Madonna, salì fino alla vetta dell’Amore,

donando la propria vita per salvare un fratello.

Le sue ultime parole furono: “Ave Maria”.


O Maria, Madonna del Monte Carmelo,

a te la nostra gratitudine.


Senza fine.

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