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15 gennaio 2021 - Badia FiorentinaFr. Antoine-Emmanuel



Venerdì della Prima Settimana del T.O.- B

Eb 4,1..11 - Mc 2,1-12



L’evangelista Luca, terminando il racconto della guarigione del paralitico, scrive:

“Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio;

pieni di timore dicevano: "Oggi abbiamo visto cose prodigiose." (Lc 5,26)

La parola greca per“cose prodigiose” è "παράδοξα"(paradoxa):

oggi abbiamo visto "παράδοξα"(paradoxa),

delle cose contrarie a quello che si pensa abitualmente!

Qualcosa di veramente inaudito!

E … lo era!

Perché è avvenuto un doppio miracolo:

una guarigione sia dell’anima che del corpo.


Il paralitico ha innanzitutto ricevuto il dono immenso del perdono dei peccati.

E, come dicono giustamente gli scribi:

“Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?” (Mc 2,7).

Dio, nella persona di Gesù, gli ha dato il perdono.


Il perdono dei peccati non è un azzeramento dei conti:

è ristabilire la relazione con Dio, per pura grazia.

È ritrovare la Vita, quella che è eterna,

è una vera e propria risurrezione,

per un abbraccio assolutamente personale e gratuito

da parte di Dio.

Il peccato paralizza, rinchiude l'anima in una prigione oscura.

È una morte interiore.

Il perdono… è risurrezione interiore.

Nel Vangelo odierno, Gesù gratuitamente fa “risorgere” interiormente quest’uomo.


E aggiunge l’altro miracolo che solo Dio può compiere:

ridà la salute al paralitico,

che, senz’indugio, si alza e se ne va portando la sua barella!

"Non abbiamo mai visto nulla di simile!" (Mc 2,12)


Marco per indicare il paralitico usa la parola “Τέκνον”(tecnon), che significa “giovane”.

Non dice “figlio” (uios), bensi Τέκνον…

Questo paralitico non è un malato anziano…

bensì un giovane, privo della capacità di camminare.


Questo ci spinge a riconoscere in lui la figura di tanti giovani

che non hanno la capacità di camminare sulla via della fede,

perché noi adulti non abbiamo svelato loro la gioia di meravigliarsi dinanzi a Dio.

Abbiamo rubato loro la gioia di camminare alla ricerca di Dio.

La cultura occidentale li ha paralizzati…


E' necessario quindi il coraggio dei quattro amici del paralitico

per rendere possibile l’incontro a tu per tu tra loro e Gesù.

Anche noi dobbiamo trovare il modo di “scoperchiare il tetto”… (cfr Mc 2,4),

avere cioè l’inventività, in questo tempo di pandemia che dura,

per farci servi dell’incontro di Gesù con i giovani che non lo conoscono,

con i giovani a cui è stata rubata la gioia di Dio.


Un’ultima considerazione: l’interpretazione corrente di questo Vangelo

dice che furono i quattro amici ad aver l’idea di passare attraverso il tetto,

ma si può anche pensare che sia stato Gesù a suggerire loro questa via!

Chiediamo quindi a Gesù di suggerirci delle vie nuove.

Lo farà magari nel cuore dell'uno o dell'altro tra noi,

ma con più probabilità lo farà illuminando chi cercherà insieme ad un altro,

insieme ad altri che vivono anch'essi la “porosità” reciproca dell’anima.


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