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27 giugno 2021 Badia Fiorentina Fr. Antoine-Emmanuel

Aggiornato il: giu 30



XIII Domenica del Tempo Ordinario

Sap 1,13-15; 2,23-24 - 2Cor 8,7..15 - Mc 5,21-43


In una sua catechesi, quella nella casa di Cornelio, il centurione romano,

Pietro riassume il ministero di Gesù con una frase splendida:

“Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea,

dopo il battesimo predicato da Giovanni;

cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret,

il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo,

perché Dio era con lui”. (At 10,37-38)

Gesù che passa “beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo”:

è davvero quello di cui siamo testimoni oggi.

Un passare, un camminare, oggi per le strade di Cafarnao,

beneficando e risanando tutti coloro che hanno bisogno di essere salvati.

Guardiamo da vicino questo cammino di Gesù.

Gesù è appena giunto sulla riva del mare, presso Cafarnao.

E gli si raduna attorno “molta folla”. (Mc 5,21)

C’è tanta gente pronta ad ascoltarlo, desiderosa di stare con lui.

Eppure, pur avendo questa opportunità, Gesù non dà la priorità alla folla,

bensì al grido di un babbo, Giàiro, il capo della sinagoga,

che chiede aiuto per la figlioletta.

Gesù è appena arrivato e, già, parte.

La priorità è il piccolo, la piccola, che soffre.

Eccolo quindi che vuole raggiungere la bambina, starle vicino, toccarla.

Ora, mentre cammina, una donna che ha continue perdite di sangue

viene tra la folla e da dietro tocca il suo mantello.

Gesù prosegue il suo cammino avendo il progetto di andare dalla fanciulla?

No!

Lascia per il momento il suo progetto,

e si ferma per prendersi cura della donna.

Vive, cioè, l’attimo presente.

Perché vi è qualcuno che si è avviato sulla via della fede,

e che ha bisogno di essere aiutato ad andare fino in fondo in questa fede nascente.

Lo prenderanno in giro quando dirà: "Chi mi ha toccato?”(Mc 5,31),

mentre la folla si stringe intorno a Lui? Sì… ma non importa.

Importa la salvezza di questa donna.

La derisione non ferma il cammino di Gesù,

che desidera l’incontro vero e proprio con la donna.

Giunge allora la notizia che la fanciulla è morta.

La morte mette fine al cammino di Gesù?

No!

“Perché disturbi ancora il Maestro?" (Mc 5,35) chiedono a Giàiro.

Questi discorsi fermano i passi di Gesù?

No!

"Non temere, soltanto abbi fede!" (Mc 5,36), dice Gesù al babbo.

E Gesù prosegue il cammino: bisogna portare la vita

là dove regna la morte…

Arriva alla casa di Giàiro, c’è trambusto,

c’è gente che piange e urla forte.

Gesù si ferma? No!

Lo deridono perché afferma che la bambina non è morta, ma dorme.

Queste resistenze fermano Gesù? No!

Caccia tutti fuori, prende con sé il padre e la madre della bambina

e quelli che erano con lui ed entra dove era la bambina.

E, anche se toccare un morto era la massima causa di impurità legale,

cosa fa Gesù?

Prende la mano della bambina…che si alza.

Si preoccupa poi che le diano da mangiare, e se ne va…

E come prosegue il Vangelo?

“Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.” (Mc 6,1)

Davvero Gesù passa “beneficando e risanando

tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo”.

San Paolo, scrivendo ai cristiani di Efeso, dirà una cosa simile,

invitandoci a camminare nella carità,

nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato sé stesso per noi,

offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.” (Ef 5,2)

Gesù è in cammino, animato dall’amore…

Ricordatevi di quando Pietro e i primi discepoli lo vogliono trattenere in città:

"Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là;

per questo infatti sono venuto!" (Mc 1,38)

Oppure quando Pietro lo vuole fermare:

"Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo,

perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!". (Mt 16,23)

Oppure quando dei farisei gli consigliano di fuggire a causa di Erode.

“Andate a dire a quella volpe: "Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani;

e il terzo giorno la mia opera è compiuta.

Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino…” (Lc 13,32-33)

Gesù non si ferma sulla via dell’amore.

E questa dinamica dei passi, dei piedi, è innanzitutto una dinamica interiore,

quella che Paolo ci rivela nella prima lettura odierna:

“Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo:

da ricco che era, si è fatto povero per voi,

perché voi diventaste ricchi della sua povertà.” (2 Cor 8,9)

Gesù cammina perdendosi, donandosi, per dare la vita…

I gesti sono molti, i passi sono tanti, gli atteggiamenti sono diversi,

ma la motivazione è unica,

l’orientamento fondamentale è uno solo: l’amore.

Vi sono insieme un movimento e una stabilità.

Gesù cammina, visita, tocca, benedice, incontra, parla, fa silenzio, e così via…

ma l’intenzione, la motivazione è una sola: amare.

Gesù, cioè, ci insegna e ci regala oggi questo:

una vita unificata dall’amore.

È quello che Sant'Agostino esprimerà in questi termini: “Ama et fac quod vis!”

Considerate bene che (…) i fatti degli uomini non si differenziano

se non partendo dalla radice della carità.

Molte cose infatti possono avvenire che hanno una apparenza buona

ma non procedono dalla radice della carità: anche le spine hanno i fiori;

alcune cose sembrano aspre e dure; ma si fanno, per instaurare una disciplina,

sotto il comando della carità.

Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto:

ama e fa' ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore;

sia che tu parli, parla per amore;

sia che tu corregga, correggi per amore;

sia che perdoni, perdona per amore;

sia in te la radice dell'amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene.”

S. AGOSTINO, Commento sulla lettera di San Giovanni, VII, 8,

Ama e fa' ciò che vuoi

Cosa ci impedisce di avere una vita così unificata dall’amore?

Ci aiuta qui la prima lettura, perché ci ricorda che la morte

non è stata né fatta né voluta da Dio.(cfr Sap 1,13)

Ed è la morte che crea disunione.

O, meglio, la paura della morte.

La divisione interna in noi è tra quella parte di noi che ha paura della morte

e cerca di difendere la propria pelle,

e si rinchiude nel proprio benessere…

e quella parte di noi che ha fatto esperienza

che il morire con Gesù ci fa entrare nella vita vera.

È la paura della morte che rompe l’unità della nostra vita,

mentre la familiarità con la morte di Gesù unifica la nostra vita.

Oggi, chiediamo quindi a Gesù la liberazione da questa paura!

Lo possiamo fare in modo discreto, come la donna del Vangelo,

o in modo pubblico come Giàiro…

Non importa!

Importa la fede!

Quello che conta è la fede,

e Gesù oggi, come a Giàiro, ci dice: “Non cessare di aver fede!”

"Non temere, soltanto abbi fede!". (ibid.)

Non cessare di aver fede, e così camminerai anche tu nell’amore.

Anche tu lascerai dietro di te delle tracce di benevolenza,

di compassione, di amore…

Ricordiamoci le parole di Paolo ai Corinzi:

“Vi mostro la via più sublime.” (1 Cor 12,31)

E qual è la via più sublime?

“Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità,

sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita. E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza,

se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto,

ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe. (…) La carità tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine.

(…) Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio;

allora invece vedremo faccia a faccia.

Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente,

come anch'io sono conosciuto.

Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità.

Ma la più grande di tutte è la carità! (1 Cor 13, 1..12)

E cos’è l’amore?

Aimer, c’est tout donner, et se donner soi-même ! (Teresa del Bambino Gesù)

Amare è dare tutto, e donarsi…





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