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24 giugno 2021 Fr. Antoine-Emmanuel


Natività di San Giovanni Battista

Is 49,1-6 – At 13,22-26 – Lc 1, 57..80


Il Vangelo odierno ci fa contemplare il piccolo Giovanni, neonato,

nelle braccia dei suoi genitori anziani.

Bisogna contemplare quel bambino nelle mani di un anziano,

ed il sorriso beato di due volti rugosi.

Una scena talmente commuovente…

E sorge la domanda:

"Che sarà mai questo bambino?" (Lc 1,66)

Domanda bellissima che ricorda il mistero di ogni vita.

Vedi il neonato, e ti chiedi: “Che sarà mai?”

Ogni vita è un mistero, una promessa.

Ricordatevi del Salmo 138:

“Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda; meravigliose sono le tue opere, le riconosce pienamente l'anima mia.” (Sal 138,14)

Il Card. Ravasi traduce:

“Ti ringrazio, perché con atti prodigiosi mi hai fatto mirabile:

sono meravigliose le tue opere.”

Ogni vita è unica, irripetibile.

Ognuno di noi è un riflesso unico, irripetibile di Dio

Dell’Amore di Dio, tu, io siamo un riflesso unico…

E quando vi è tra noi l’amore reciproco,

diventiamo somiglianza unica di Dio Trinità.

"Che sarà mai questo bambino?"

In che modo questo piccolo Giovanni rifletterà l’Amore di Dio?

Cosa dirà di Dio colui che già si chiama “Dio fa grazia”?

La liturgia odierna risponde a questa domanda in un modo meraviglioso,

attraverso la Prima Lettura, tratta dal capitolo 49 di Isaia.

Ci invita a guardare alla storia di grazia che inizia già nel grembo materno.

“Udite attentamente (…): il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome.” (Is 49,1)

La storia santa di Giovanni non è cominciata nel giorno della nascita… ma molto prima!

Infatti, oggi, siamo ben consapevoli di quanto una persona sia segnata

da quello che ha vissuto nelle quaranta settimane della gravidanza.

Quaranta settimane… come i quaranta anni dell’esodo…

Si sa il beneficio di una gravidanza serena, segnata dalla tenerezza materna e paterna.

Come si sanno le conseguenze dei traumi vissuti fin dal concepimento:

le conseguenze di un concepimento nella violenza,

di una gravidanza non desiderata,

e di tutto quello che può accadere

dalle difficoltà dell’annidamento dello zigote nei primi giorni,

fino all’arrotolamento del cordone ombelicale attorno al collo del nascituro negli ultimi giorni.

In un libro pubblicato nel 2017, una psicoterapeuta francese afferma

che la gravidanza imprime nella memoria di una persona

il clima affettivo vissuto in utero,

come pure gli avvenimenti della gravidanza.

Il feto reagisce allo stress della madre,

e percepisce il suo impegno affettivo o, al contrario, il suo rigetto,

e questo può causare pesanti ferite di abbandono.”

Ma, insieme a questo vissuto umano, e più profondo di esso,

vi è, fin dal concepimento, un’altra realtà, che la Parola di Dio ci rivela,

ossia il “dialogo” – senza parole – tra la piccola creatura e Dio.

“Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra.”

recita il Salmo 138. (Sal 138,15)

La piccola creatura è conosciuta da Dio. Amata da Dio.

Anzi, teneramente amata da Dio che è come attirato dalla piccolezza, dalla fragilità,

che ha di per sé una particolare somiglianza con Dio…

Vi ricordo la storia del piccolo Emmanuel,

un bambino gravemente handicappato perché il suo cervello non si era sviluppato,

che si mise a ballare di gioia nel seno materno,

quando il babbo fece una unzione con l’olio di San Giuseppe sulla pancia della mamma.

Il documento della Congregazione per la Dottrina della fede “Donum vitae” del 1987 dice: “Il frutto della generazione umana dal primo momento della sua esistenza,

e cioè a partire dal costituirsi dello zigote,

esige il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all'essere umano

nella sua totalità corporale e spirituale.

L'essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento.”

La piccola creatura “va rispettata e trattata come una persona” già conosciuta da Dio.

“Il Signore dal seno materno mi ha chiamato” scrive il profeta Isaia…(ibid.)

Vi è, cioè, un misterioso dialogo…

Scrive Paolo: Dio “mi scelse fin dal seno di mia madre”. (Gal 1,15)

Anzi, il Signore dice a Geremia: "Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato” (Ger 1,5)

E l’esempio più fulgido è San Giovanni Battista

che, nel seno della mamma anziana,

vive una stupenda effusione dello Spirito Santo.

E' “colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre” (Lc 1,15)

come annuncia l’Arcangelo Gabriele;

e la mamma dirà: “Il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo” (Lc 1,44)

Quest’avvenimento in utero non avrà reso come “immacolato” Giovanni?

Al punto che Gesù dirà di lui che

“fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni” (Lc 7,28),

al punto che la Chiesa celebra la sua natività come solennità,

e che l’iconografia orientale lo pone immediatamente accanto a Gesù, come Maria.

È immenso quello che avvenne, fin dal grembo materno,

tra Dio e il bambino.

Tra Dio ed ogni bambino…

Tutto ciò ci dice la profondità del legame esistenziale, relazionale, che abbiamo con Dio.

Siamo stati conosciuti e amati nel profondo, anche prima del nostro concepimento…

Paolo afferma anzi che siamo stati “scelti prima della creazione del mondo”. (Ef 1,4)

Anche se non siamo stati desiderati, voluti ed accolti dai nostri genitori…

da Dio, siamo stati conosciuti, voluti, benvoluti, scelti e teneramente amati.

E questo fin dal concepimento! E anche prima!

Dio non disprezza la piccolissima creatura, il pre-embrione, costituito da poche cellule…

Perché vi vede già il mistero della vita, il riflesso del Suo amore creatore,

e vi contempla l’orizzonte di santità e d’eternità che ha pensato per quel bambino,

nella comunione dei santi che imparerà a vivere sulla terra …

Ogni persona umana è preziosa per il Signore.

Non esiste in Dio la cultura dello scarto, la cultura dell’eugenismo, …

Il filosofo tedesco Gunther Anders scriveva nel secolo scorso:

“L’uomo-faber è divenuto l’uomo-materia”…

È drammatico…

Ma, per Dio, non è così e non sarà mai così…

L’uomo non è un materiale di cui si può disporre…

È immagine di Dio.

Anche, e particolarmente, quando è nella più grande vulnerabilità.

Non è questo che occorre gridare nel deserto del mondo di oggi?

Lo gridò un giorno Papa Francesco su Twitter :

“Ogni persona umana, creata da Dio a sua immagine e somiglianza,

è un valore di per sé stessa ed è soggetto di diritti inalienabili.” (10.12.2018)

Dinanzi ad ogni bambino che nasce, anche nei campi dei profughi…

Dinanzi ad ogni bambino concepito nel seno materno,

possiamo chiederci: "Che sarà mai questo bambino?"

Qual è il dono di Dio che porta in sé, che sarà?

Perché ogni bambino è un riflesso unico di Dio, che sorge sulla terra…

Non sarebbe questa la predicazione del Battista nel deserto del nostro tempo?

Giovanni ci chiederebbe con vigore di ritrovare il valore sacro di ogni vita.

A cominciare dallo sguardo che si pone su ogni persona.

Uno sguardo che riconosce, che confessa, il mistero, la bellezza unica della persona.

E poi si esprime nei gesti nella carità fattiva…

Uno sguardo e dei gesti che esprimono il grido del Salmista:

Signore, “ti ringrazio, perché hai fatto mirabile questo mio fratello, questa mia sorella:

sono meravigliose le tue opere.”

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