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21 febbraio 2021 - Badia Fiorentina Fr. Antoine-Emmanuel


I Domenica di Quaresima - B

Gen 9,8-15 – 1 Pt 3,18-22 – Mc 1,12-15

Ottavo anniversario della morte di fr. Pierre-Marie


Del Vangelo di Marco, si dice che fu scritto per i catecumeni.

E per i catecumeni, quando racconta le tentazioni di Gesù,

Marco sembra voler insistere soprattutto su un aspetto:

sul fatto che lo Spirito Santo può spingerci con forza nel deserto,

può chiamarci in maniera impellente alla solitudine, alla privazione.

Perché?

Perché impariamo a lottare.

Nel deserto, la tentazione si svela…

Il tentatore si svela…

E la lotta è esplicita, palese…

Ma nel deserto ormai sappiamo che vi è un’altra presenza,

un’altra compagnia: quella di Gesù!


Nella sua umanità, Gesù non è stato esente dalla tentazione…

Anzi! Essa fu violenta!

È insieme con Lui ormai che lottiamo.

E la vittoria è sempre Sua!


Il deserto diviene allora esperienza che ci fortifica.

Non ci rende potenti.

Ci rende umili,

e, quindi, capaci di più grande amore.


*


Ma cerchiamo di capire un po’ meglio cosa avvenne per Gesù nel deserto.

E in questo, non essendo catecumeni, ci facciamo aiutare dai racconti di Matteo e di Luca.


Come si presenta Satana nel deserto?

Come una belva?

Come un essere ripugnante che terrorizza?

No!

Si manifesta con grande benevolenza.


Ricordiamoci:

Gesù è solo,

assolutamente solo.

Non c’è più la Madre.

Non c’è più la parentela di Nazareth.

Non ci sono più Giovanni Battista e la sua cerchia.

Grande solitudine umana…


E Gesù ha fame.

Quaranta giorni di digiuno sono una prova terribile.

Mettono in uno stato di vulnerabilità estrema.


Allora una voce - finalmente una voce! – si fa sentire,

che si prende cura di lui, della sua fame…

Non lo minaccia… non lo terrorizza!

Gli indica una via semplice per uscire dalla fame.(cfr Mt 4,3; Lc 4,3)

Grande benevolenza!


La stessa voce si fa sentire, una seconda volta,

per proporgli di gettarsi dal punto più alto del tempio.

Così, tutti lo vedranno, lo venereranno, lo acclameranno…

È quindi una voce amica della sua fama, amica del suo trionfo.

Non vuole la sua morte,

ancor meno l’ignominia di una croce.

Propone un successo che costa poco.(cfr Mt 4, 5-6; Lc 4, 9-11)

Grande benevolenza!


Una terza volta, la medesima voce si fa sentire

e, ora, propone un grande dono: “Io ti darò…”

Promette tutto il potere terreno.

Promette il potere su tutte le nazioni,

il che permetterà di portare a tutti la pace, di far cessare le guerre,

di sfamare i popoli.

E tutto ciò senza essere umiliato, senza essere spogliato.

È un dono da ricevere! (cfr Mt 4, 8-9; Lc 4, 5-7)

Grande benevolenza!


Carissimi, attenzione alla voce benevola, subdola…!

Ci vuole discernimento…


Quando Pietro vuole impedire a Gesù di andare verso la Passione e la Croce,

è animato da una grande e sincerissima benevolenza.

E come reagì Gesù?

“Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo,

perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!". (Mt 16,23)

E quando sul Golgota dissero a Gesù:

“Salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!" (Mt 27,40)

Poteva sembrare benevolenza…


Scriverà Paolo ai Corinzi:

“Satana si maschera da angelo di luce”. (2 Cor 11,14)


Ci vuole discernimento…


Nel 1899, lo scrittore russo Vladimir Soloviev, ortodosso poi divenuto greco-cattolico,

scrisse un breve saggio intitolato “l’Anticristo”.

Vi descrive l’ascesa al potere di un giovane, molto bello, molto brillante,

di grande gentilezza, di grande umanità.

Un grande filantropo, un generosissimo benefattore dell’umanità.

Con grande abilità, risolve la questione della pace nel mondo

con un governo mondiale,

risolve la questione della fame,

e si avvicina a realizzare la riconciliazione delle religioni, promuovendo un’unica religione.


Credeva nel bene, credeva in Dio, credeva nel Messia,

“ma amava solo sé stesso.

Credeva in Dio,

ma nel fondo dell’anima, involontariamente, preferiva sé stesso a Dio.” [1]


"Cristo, diceva, insegnando e realizzando nella sua vita il bene morale,

era il raddrizzatore dell'umanità,

io, devo essere il benefattore di questa umanità (…).

Darò agli uomini qualunque cosa di cui abbiano bisogno.

(…)

Io sarò il vero rappresentante del Dio che fa risplendere il suo sole

sui cattivi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.

Cristo ha portato una spada; io porterò la pace.”


Anche lui aveva sentito una voce di grande benevolenza che gli diceva:

"Ti amo e non ti chiedo niente.

Come sei, sei grande e potente.

Fai la tua opera a nome tuo e non mio.

Io non ti invidio. Io ti amo.

Non ho bisogno di niente di tuo.

L'altro, quello che credevi fosse Dio,

pretendeva dal figlio suo obbedienza, e obbedienza senza limiti,

fino alla morte, e non lo ha aiutato sulla croce.

Io non ti sto chiedendo nulla, e ti aiuterò.”


E così questo super-uomo viene accolto, adottato, adorato da tutti… o quasi.

Solo alcuni ebrei che scoprono che non era ebreo come pretendeva,

e poi un piccolo resto di cristiani

si oppongono a lui, sono perseguitati a morte,

ma alla fine trionfa Gesù …


Si era manifestato come un grande benefattore dell’umanità!

Ma portava l’umanità nelle braccia di Satana.

Ci vuole discernimento…


Un triplice discernimento.


L’apparente benevolenza diabolica ha tre caratteristiche.


La prima è che ci rinchiude

sui nostri bisogni immediati, fisici, sensuali, sessuali, materiali.

Risolve i nostri problemi,

risolve la fame,

ma ci rende sordi alla Parola di Dio, ci rende insensibili a Dio.


Come risponde Gesù?

“Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio". (Mt 4,4; Lc 4,4)


La seconda è che ci porta a strumentalizzare Dio.

L’apparente benevolenza diabolica ci offre di essere conosciuti, ammirati, anzi venerati.

E Dio è solo un mezzo in vista della nostra fama.


Come risponde Gesù?

“Non metterai alla prova il Signore Dio tuo". (Mt 4,7; Lc 4,12)


La terza caratteristica è che ci rende potenti sugli altri.

Potenti al punto da poterli salvare dai loro problemi.

Basta per questo adorare Satana, invece di adorare Dio.


Come risponde Gesù?

“Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto". (Mt 4,10; Lc 4,8)


Ci vuole quindi discernimento.

Discernimento per distinguere la benevolenza vera da quella diabolica.


La benevolenza vera si trova in tanti uomini e donne di buona volontà,

in tutti i popoli e in tutte le religioni del mondo.


La benevolenza vera è umile, è casta.

Dà la propria vita per l’altro,

riconosce il valore di ogni vita umana, a partire dalla vita più fragile, più vulnerabile.

Non pretende di essere Dio per l’altro…

Ricordatevi:

“Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare,

ho avuto sete e mi avete dato da bere,

ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato,

ero in carcere e siete venuti a trovarmi". (Mt 25, 35-36)


La benevolenza vera splende sul volto di Gesù.

Ed è unita all’Amore per il Padre.

Ascolta il Padre.

Serve il Padre.

Adora il Padre.

E quindi serve veramente il bene degli uomini.


È quella che San Pietro ci ha descritta:

“Cristo è morto una volta per sempre per i peccati,

giusto per gli ingiusti,

per ricondurvi a Dio.”(1Pt 3, 18)


Per ricondurci a Dio…

Così da dare origine “all’uomo nuovo”,

come P. Pierre-Marie disse qui, da questo ambone, il 1° marzo del 2009, dodici anni fa:

“Come Noè il giusto “ha salvato l’avvenire”

(secondo la bella espressione di P. Beauchamp in Aux jours de Noè, 1973),

per aver resistito alla perversità del male,

ed è diventato il padre di una nuova umanità,

così Gesù il giusto per eccellenza dà origine “all’uomo nuovo”.

Egli riscatta il male. Egli vince la morte. Egli ce ne libera.

Alla sua sequela, noi stessi possiamo ricevere il battesimo della salvezza.

Le acque che un tempo hanno dato la morte,

diventano in questo giorno sorgenti di vita eterna.

In verità, possiamo rivolgerci,

convertirci a lui, perché egli è il “Redentore dell’uomo” (Gv 4,41).

“Il Regno di Dio è vicino” in verità.


[1] Cfr: bibliotheque-russe-et-slave.com › Soloviev - L'Antechrist - L'ANTÉCHRIST. (Краткая повесть об антихристе). 1900. Traduction de J.-B. Séverac. [2] https://jerusalem.cef.fr/homelies/index.php?hid=1128 - omelia manoscritta del 1 marzo 2009

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