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12 aprile 2022 Badia Fiorentina Fr. Antoine-Emmanuel


Martedì della Settimana Santa

Is 49,1-6 – Gv 13,21..38


Giuda “era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.” (Gv 12, 6)

Si era lasciato affascinare dal denaro.

Al punto che “andò dai capi dei sacerdoti e disse:

"Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?".

E quelli gli fissarono trenta monete d'argento.

Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo.” (Mt 26,14-16)


Vendere, consegnare, tradire Gesù… per ottenere trenta monete d’argento

“L'avidità del denaro è la radice di tutti i mali;

presi da questo desiderio, - scrive San Paolo -

alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti tormenti.” (1 Tm 6,10)


Ma non fu l’unico tranello satanico in cui cadde Giuda.

Giuda non sopportava la mitezza di Gesù,

come, del resto, anche gli altri apostoli.

Quando Gesù non permise loro di rispondere con le armi al suo arresto,

allora “tutti lo abbandonarono e fuggirono.” (Mc 14,50)


Giuda si spinse oltre nel rifiuto della mitezza di Gesù.

Consegnare Gesù alle autorità del tempio

non era, appunto, il mezzo per costringerlo a difendersi,

a prendere le armi, a prendere il potere?

Fino a diventare quello che, secondo lui, Gesù doveva essere:

un messia potente, vittorioso, trionfante,

di cui egli sarebbe stato magari il primo ministro…


In altri termini, Giuda voleva essere il salvatore di Gesù.

Voleva salvare la missione di Gesù.

Tutto quello che Satana sussurrava all’orecchio di Gesù,

per farlo deviare dalla Via Crucis,

Giuda lo desiderava, lo voleva…


Gesù gli lavò i piedi.

Gesù gli diede il Suo Corpo nel pane eucaristico.

Gesù gli diede di bere al calice del Suo Sangue.

Gesù gli diede, e a Lui solo, il boccone

che diceva amicizia, che diceva onore…


E Giuda non cambiò strada.

E Satana entrò in lui. Uscì. Ed era buio.

Tenebre anche, e soprattutto, dentro di lui.


Carissimi, ricordiamoci questo:

“Non ci viene chiesto di salvare Gesù.”


Non è facile acconsentire alla Croce.

I discepoli, tutti i discepoli, furono scandalizzati.

E anche noi lo siamo.

Chi vuole un Messia mite?

Chi vuole una religione che non dà potere sugli altri, sulla storia?

Chi vuole sposare la mitezza di Gesù?


Gesù ci ha dato un segno forte domenica:

voleva avere un puledro d’asino.

Fino a dire: “Il Signore ne ha bisogno.” (Lc 19,34)

Perché voleva rendere palese che la Sua non sarebbe stata la via della violenza, del potere.

Solo quella dell’Amore.


"I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori.

Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane,

e chi governa come colui che serve.” (Lc 22,25-26)

Anche Pietro avrà difficoltà a rinunciare all’idea di un messia potente:

"O donna, non lo conosco!"

dirà Pietro alla serva. (Lc 22,57)


Signore Gesù,

liberaci dalla paura di essere vinti, di essere deboli, di essere inermi.

Insegnaci a non aver armi,

a contare solo su di Te.


E quando cadiamo, quando la paura ci fa prendere le armi,

quando ti rinneghiamo,

il tuo sguardo ci salvi da noi stessi,

ci liberi dall’influenza di Satana che ci attira nell’orgoglio e nella violenza.


Gesù, mite ed umile di cuore, non saremo i tuoi salvatori,

ma viviamo e vivremo eternamente da salvati.

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