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Giovedì 24 dicembre 2020 - Fr. Antoine-Emmanuel

Aggiornamento: 31 dic 2020




Messa della Notte della Natività del Signore

Badia Fiorentina - Fr. Antoine-Emmanuel

Is 9,1-6

Tt 2,11-14

Lc 2,1-14

Quando ero bambino, la vigilia di Natale, dopo la messa di mezzanotte,

ciascuno di noi metteva una sua scarpa sotto l’albero di Natale.

E si andava a dormire.

Il giorno di Natale, aspettavamo, con trepidazione,

il permesso di scendere nel salotto per scoprire i regali

che i nostri genitori vi avevano messo per noi.

Ma che attesa!! Che gioia!!

È una gran bella cosa fare dei regali per Natale.

Ha un senso molto profondo, molto giusto.

È come se ci lasciassimo tutti contagiare dall’amore di Dio,

che, per primo, ci fa a Natale un regalo, Il Regalo dei regali…

Non importa affatto che i regali siano costosi,

importa l’amore con il quale vengono fatti.

Importa il dono di sé che essi manifestano.

Come il Regalo divino è la manifestazione del dono infinito

che Dio fa di sé stesso nel mistero del Natale.

Ma qual è il Regalo che ci fa Iddio?

Questa sera il Regalo è, innanzitutto, la Sua Parola.

La liturgia si è aperta, questa sera, con il libro d’Isaia.

Parole che hanno più di 2500 anni e che sono tanto attuali.

Nell’ottavo capitolo del Libro d’Isaia,

si parla di un popolo “oppresso e affamato”, che, “quando sarà affamato e preso dall'ira, maledirà il suo re e il suo dio. Guarderà in alto e rivolgerà lo sguardo sulla terraed ecco angustia e tenebre e oscurità desolante.” (Is 8,21-22)

Come in questo tempo di pandemia…

Anche il credente riconosce che Dio “ha nascosto il suo volto” (Is 8,17).

Eppure, ci dice il Profeta, la terra umiliata diviene terra gloriosa. (cfr Is 8,23)

Come avviene?

Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse.”

E questa è l’opera di Dio che “moltiplica la gioia” e “aumenta la letizia”. (cfr Is 9,1-2)

Ma in che modo l’oppressione, la disperazione, l’angoscia,

come quelle che ci fa vivere la pandemia, possono cedere il posto alla gioia?

La risposta è chiara:

Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio.” (Is 9,5)

Non è solo: “un bambino è nato”,

ma è nato “per noi”.

Ed è esattamente quello che i pastori sentirono nella notte di Natale:

Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore” (Lc 2,11).

È nato “per noi”.

Avete già avuto l'esperienza di un bambino che nasce “per te”?

Nasce per essere tuo…

Ecco il Regalo dei regali!

Ed Egli sarà “Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace.”(Is 9,5)

È l’Emmanuele, Dio con noi.

Dio con noi nella pandemia.

Dio con noi nella malattia.

Dio con noi nel quotidiano.

Dio con noi nell’intimo del cuore.

Dio con noi nelle nostre relazioni.

Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine” (Is 9,6)

Non una pace solo esteriore e temporanea,

ma La Pace vera che è la riconciliazione con Dio

che ci riconcilia gli uni con gli altri.

Ed ecco il Grande Regalo di Natale: la fraternità.

Il Bambino è nato per “noi”.

Per il “noi” che, con Lui, in Lui, diventiamo.

Da dispersi, isolati, e spesso ostili, diventiamo in Lui una cosa sola.

Infatti, cosa fa questo Bambino quando entra nel mondo?

L’ha già cantato Maria:

Disperde i superbi nei pensieri del loro cuore; rovescia i potenti dai troni, innalza gli umili; ricolma di beni gli affamati, e rimanda i ricchi a mani vuote.” (cfr Lc 1,51-53) Ci libera cioè da tutto ciò che è di ostacolo alla fraternità!

Basti guardare quello che avviene nella grotta di Betlemme!

Il Bambino suscita un clima di amore come mai vi è stato sulla terra!

Sono in tre, ma sono una cosa sola.

E senza indugio, il Signore invita altri ad entrare in questa fraternità splendida:

chiama i pastori, i poveri, che vengono subito

e certamente portano doni, regali, alla quella famiglia

che ha per dimora una povera grotta.

E ricevono in dono il Bambino.

Il Bambino che è Gesù in mezzo a noi…

Il bambino che oggi desidera essere Gesù in mezzo a noi.

Cerca, chiama, invita: ”Venite a ricevere l’amore reciproco

che sono venuto a regalare alla terra!

Non lasciatemi orfano in quest’anno nuovo che fra poco comincerà!

Adottatemi, ricevetemi insieme, e tra voi nascerà

una qualità di amore reciproco che non conoscete ancora.

Il Regalo che vi farete a vicenda sarete voi stessi!

E facendo questo regalo gli uni agli altri,

sarete Luce per gli altri in questo tempo di pandemia.”

Ecco Il Regalo!

Gesù Parola.

Gesù Bambino.

Gesù in mezzo.

Ma, mi direte, questo Regalo non lo posso ricevere

perché sono indegno, sono peccatore, attaccato ai miei vizi,

e a messa non ci vado quasi mai …

Non sono un Regalo per Dio. Altroché!

Ma guardate bene:

è vero che, arrivando a Betlemme,

Giuseppe e Maria non trovarono chi li accogliesse.

Nessuno volle aprire la propria casa per il Santo Parto di Dio nel mondo.

Nessuno.

Trovarono solo una grotta misera e insalubre.

Tornarono indietro?

No!

Il luogo dove Dio nasce è una povera grotta.

E sempre sarà così.

Ma la luce di Dio trasforma la grotta in una reggia…

Trasforma il tuo cuore misero in una reggia d’amore.

Ecco come una mistica toscana descrive la grotta quando nasce il Bambino.

“La luce si sprigiona sempre più dal corpo di Maria,

assorbe quella della luna,

pare che Ella attiri in sé quella che le può venire dal Cielo.

Ormai è Lei la Depositaria della Luce.

Quella che deve dare questa Luce al mondo.

E questa beatifica, incontenibile, immisurabile, eterna, divina Luce

che sta per esser data,

si annuncia con un’alba, una diana, un coro di atomi di luce

che crescono, crescono come una marea,

che salgono, salgono come un incenso,

che scendono come una fiumana, che si stendono come un velo…

La volta, piena di crepe, di ragnatele,

di macerie sporgenti che stanno in bilico per un miracolo di statica,

nera, fumosa, repellente,

pare la volta di una sala regale.

Ogni pietrone è un blocco di argento,

ogni crepa un guizzo di opale,

ogni ragnatela un preziosissimo baldacchino contesto di argento e diamanti.

Un grosso ramarro, in letargo fra due macigni,

pare un monile di smeraldo dimenticato là da una regina;

e un grappolo di pipistrelli in letargo, una preziosa lumiera d’onice.

Il fieno che pende dalla più alta mangiatoia non è più erba,

sono fili e fili di argento puro che tremolano nell’aria

con la grazia di una chioma disciolta. La sottoposta mangiatoia è, nel suo legno scuro, un blocco d’argento brunito.

Le pareti sono coperte di un broccato in cui il candore della seta scompare

sotto il ricamo perlaceo del rilievo,

e il suolo… che è ora il suolo?

È un cristallo acceso da una luce bianca.

Le sporgenze paiono rose di luce gettate per omaggio al suolo;

e le buche, coppe preziose da cui debbano salire aromi e profumi.1

Non sei tu che trasformi la grotta del tuo cuore in una reggia per Gesù.

È Gesù che nascendo in te trasforma il tuo cuore

facendovi splendere l’Amore vero,

l’Amore eterno!


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