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9 giugno 2021 – Badia Fiorentina Fr. Antoine-Emmanuel


Mercoledì X settimana del Tempo Ordinario

2 Cor 3,4-11 – Mt 5,17-19


Per capire bene questa pagina evangelica, è necessaria una premessa, che è un fondamento:

riconoscere la Legge come un dono meraviglioso di Dio.

Pensate al modo in cui il Salmista ringrazia e loda Dio per il dono della Legge.

“Quanto amo la tua legge…”(Sal 119,97)

Per chi ama Dio, la Legge è una meraviglia,

perché rivela in che modo si può adempiere la volontà di Dio,

perché rivela quello che rallegra il cuore di Dio.

La Legge rivelata da Dio attraverso il ministero di Mosè era essenziale, luminosa,

leggera nella sua espressione.

Le dieci Parole indicano in poche frasi

quello che fa di noi dei vivi, degli amici di Dio.

A questa Legge era stata aggiunta da secoli di potere religioso

una sovrastruttura enorme, una quantità sproporzionata di precetti,

che entravano nei dettagli più irrilevanti della vita,

fino a farne un complesso, così pesante, che la gente ne era soffocata.

Questo dava alle autorità religiose un potere enorme,

con il grande danno però di far perdere la gioia della Legge.

Vi ricordate: “Legano fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente,

ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.” ? (Mt 23,4)

La Legge non è più sorgente di vita e di amicizia con Dio:

è diventata un labirinto, una prigione che uccide l’anima e il popolo stesso.

In questo contesto, cosa fa Gesù?

È venuto ad abolire la Legge o i Profeti? Non c’è più Legge?

L’Antico Testamento è scaduto? No!

Gesù è chiarissimo: “Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.” (Mt 5,17)

Gesù porta qualcosa di nuovo nella Legge.

E Lui lo può fare perché è il Verbo di Dio, è l’autore stesso della Legge!

E cosa porta di nuovo? Altri precetti più dettagliati?

No! Tutto il contrario!

Ci riporta ai Dieci Comandamenti.

Ci riporta alla Legge nella sua semplicità e luminosità originale,

e in più la porta a compimento nell’amore.

Infatti recando nel mondo, offrendo al mondo, “la grazia e la verità”,

ci rende capaci di vivere in un modo nuovo ciascun comandamento.

E tutto il seguito del capitolo quinto del Vangelo di Matteo ce lo spiegherà.

Ad esempio:

“Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico.

Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano.” (Mt 5,43-44)

Sì, Gesù mette sulle nostre spalle un nuovo giogo, ma ci dice:

“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.

Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore,

e troverete ristoro per la vostra vita.

Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero". (Mt 11,28-30)

Leggero perché Gesù lo porta!

Perché il Suo Amore per noi ci rende capaci di obbedire alla legge dell’Amore.

La Legge portata a questo compimento non è un labirinto né una prigione:

è luce, pura luce!

Perché la Legge, ormai, l’adempiamo con Gesù, portati da Gesù,

sollevati dalla grazia di Gesù.

La Legge già sintetizzata, unificata dall’unico e doppio precetto

dell’amore per Dio con tutti noi stessi e dall’amore del prossimo come noi stessi,

ha ora il suo compimento - di una chiarezza luminosa:

“Amatevi gli uni gli altri come ho amato voi”. (Gv 15,12)

Anzi, la Legge è una realtà viva dentro di noi,

è scritta non più sulla pietra o sulla pergamena: è scritta sul nostro cuore.

Nel senso che lo Spirito Santo ci indica la via dell’Amore:

lo Spirito Santo è la Legge viva alla quale obbediamo in ogni momento.

Legge luminosa. Legge amorosa. Legge che ci porta nella Vita vera.

Questa Legge nuova non dà potere alle autorità religiose…

Anzi, fa del prete o del vescovo un servitore, e non più un despota prepotente.

Sono “ministri di una nuova alleanza, non della lettera, ma dello Spirito;

perché la lettera uccide, lo Spirito invece dà vita.” (2 Cor 3,6)

Grazie, Gesù, di averci liberati dal giogo amaro di precetti insensati, per offrirci il tuo giogo che ci porta in Paradiso, anzi, che ci fa vivere ed offrire già quaggiù un po’ di Paradiso!

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