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8 ottobre 2023 Badia Fiorentina Fr. Antoine-Emmanuel



XXVII domenica del T.O.

Is 5,1-7 – Fil 4,6-9 – Mt 21,33-43


Aiutiamoci a scendere dal trono di Dio,

e Dio ci innalzerà nel Suo cuore!


Dio aveva fatto tutto il necessario per avere un’ottima vigna:

L'aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino.” (Is 5,2)


Ora, “Egli aspettò che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi.”(5,3)

Perché?


Dal suo Popolo, Dio “si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi.” (5,7)


Perché il dono di Dio è così sciupato?


La risposta la troviamo nel Vangelo odierno.

La vigna non dà al padrone il frutto sperato,

non perché i contadini abbiano lavorato male,

ma perché si sono appropriati del frutto.

Anzi, della vigna stessa!

Fino a uccidere il figlio del padrone per impossessarsi della vigna.

Perché è bella questa vigna!


Il risultato fu che persero tutto.

La vigna venne loro tolta e la loro fine fu di morire miseramente. (cf Mt 21,41)


Ai capi dei sacerdoti e ai farisei piacque questa parabola?

No!

Perché capirono che Gesù parlava di loro.

Parla di noi quando ci accaparriamo il dono di Dio,

invece di consegnare al Padre il frutto del Suo dono.


Dio vuole l’uva?

No!

Dio vuole, spera, la nostra gratitudine, la nostra lode,

non solo a parole, ma con i fatti,

con l’amore, con la giustizia e la misericordia tra noi.

Dio vuole che Gli restituiamo ogni cosa in modo amoroso e filiale.

Dio vuole una qualità di relazione

in cui Egli ci dona tutto, e noi Gli rendiamo tutto.


Una mistica toscana del '900 mette sulle labbra di Gesù queste parole:

“L’uomo che spera in Dio suo Signore,

di necessità umilia il suo orgoglio, che vorrebbe proclamarsi “dio”,

e riconosce che egli è nulla e Dio è tutto, che egli può nulla e Dio può tutto,

che egli-uomo è polvere che passa

e Dio è eternità che eleva la polvere a superiore grado, dandogli premio di eternità”. 1


Questa settimana è stata pubblicata l’esortazione apostolica “Laudate Deum”.

È di grandissimo rilievo nel suo contenuto,

che è un grido di allarme nei confronti dei cambiamenti climatici.

Ma lo è pure come lettura dei segni dei tempi, con la scelta del titolo.


Papa Francesco avrebbe potuto scegliere come titolo “Laudato si'-2”

oppure “Con grande preoccupazione…”

Ha scelto “Laudate Deum”.

E spiega perché: “«Lodate Dio» è il nome di questa lettera.

Perché un essere umano che pretende di sostituirsi a Dio

diventa il peggior pericolo per sé stesso.”


Non siamo lontani dalla Seconda lettera ai Tessalonicesi che recita:

Nessuno vi inganni in alcun modo!

Prima infatti verrà l'apostasia e si rivelerà l'uomo dell'iniquità, il figlio della perdizione, l'avversario, colui che s'innalza sopra ogni essere chiamato e adorato come Dio,

fino a insediarsi nel tempio di Dio, pretendendo di essere Dio.” (2Ts 2,3-4)


Bisogna scendere insieme dal trono,

e riprendere il nostro posto di creature.

Aiutiamoci a scendere,

a ritrovare – o trovare – la grazia di vivere da figli.


Paolo ce ne illustra oggi un aspetto bellissimo:

Non angustiatevi per nulla”

Perché chiudiamo gli occhi sull’attualità? No!

Ma perché “in ogni circostanza facciamo presenti a Dio le nostre richieste

con preghiere, suppliche e ringraziamenti.” (Fil 4,6)

Allora faremo un'esperienza che supera ogni intelligenza:

La pace di Dio custodirà i nostri cuori e le nostre menti in Cristo Gesù.” (4,7)


Aiutiamoci a scendere dal trono di Dio,

e Dio ci innalzerà nel Suo cuore!







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