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30 gennaio 2021 ‒ Fr. Antoine-Emmanuel

Aggiornato il: feb 5



Saint Gervais

Sabato della III settimana del Tempo ordinario B

Eb 11,1..19 ; Mc 4,35-41


« Passiamo all'altra riva. »

Messa per Mamma, + Michelle

Tra le illustrazioni della Bibbia dipinte da Chagall negli anni '50

c'è una splendida litografia

che rappresenta Abramo e Sarah.

Sarah è in primo piano, tutta assorta.

Abramo è dietro di lei,

e posa la mano sulla spalla di Sarah

in un bel gesto maschile rassicurante, che infonde forza e coraggio.




Quello che colpisce in quest'opera sono gli sguardi.

Abramo guarda in lontananza.

Vede ciò che è in lontananza, scruta un orizzonte lontano...

Sarah, invece, con gli occhi spalancati,

guarda all'interno.

Vede ciò che è nel più profondo,

scruta un orizzonte interiore nascosto.

Sguardo di un uomo, sguardo di una donna.

Sguardi differenti, ma tutti e due, sguardi al più lontano e al più profondo.

Che cosa guardano?

Ci sono molti modi d'interpretare quest'opera.

La Lettera agli Ebrei proclamata oggi

ci suggerisce una splendida interpretazione.

Il capitolo 11 di questa Lettera,

di questa lunga omelia

che risale alle prime generazioni cristiane,

ci chiama alla fede,

che « è fondamento di ciò che si spera

e prova di ciò che non si vede. » (Eb 11,1)

La fede non è un'ipotesi elaborata al meglio...

Essa è, per grazia, per pura grazia, una certezza.

E' una forza interiore

che fa emergere la bellezza del cuore umano, che fa emergere l'amore.

L'autore della Lettera agli Ebrei propone come esempio

la fede di numerosi grandi testimoni del Primo Testamento,

di uomini soprattutto, ma anche di una donna : Sarah.

Ci dice quello che Abramo e Sarah ebbero in comune :

« Nella fede morirono ... senza aver ottenuto i beni promessi,

ma li videro e li salutarono solo da lontano... »

Ecco quello che Abramo e Sarah guardano in lontananza :

la realizzazione della promessa.

Essi sono stati stranieri e pellegrini su questa terra.

Un uomo ed una donna in cammino.

Con tutte le loro fragilità, i loro compromessi, le loro resistenze a credere,

certamente...

ma un uomo e una donna

che si sono aperti ad una Promessa smisurata.

Insieme hanno detto di sì al dispiegarsi

dell'immensa meraviglia di Dio

nella loro carne, nella loro storia.

L'autore della Lettera agli Ebrei ci dice

che erano « alla ricerca di una patria ».

Essi vedono in lontananza una patria, una terra promessa, un'altra vita...

« Se avessero pensato a quella da cui erano usciti,

avrebbero avuto la possibilità di ritornarvi ;

ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste.

Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio.

Ha preparato infatti per loro una città » (Eb 11,13-16)

Questo ci insegnano Abramo e Sarah :

guardare insieme verso la patria migliore, quella dei cieli.

Guardare come uomo, guardare come donna,

con le differenze e la giusta tensione che questo comporta,

ma guardare insieme, ed avanzare nella fede.

In secondo piano nella litografia di Chagall

ci sono una duna ed un cammello...segno del viaggio, del cammino,

dell’attraversamento del deserto.

La vita è una lunga traversata,

che conduce alla patria migliore, quella dei cieli.

Una traversata in cui ci aiutiamo a vicenda

per non perdere la direzione

e per affrontare le tempeste della vita.

Oggi Gesù ci dice di nuovo : « Passiamo all'altra riva ».

Ci chiama a passare con Lui

alla Vita, quella eterna...

Ma, ci dice il Vangelo, « Ci fu una grande tempesta di vento

e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena » (Mc 4,37)

Per noi:

Tempesta della pandemia,

tempesta di una crisi umana, sociale ed economica senza precedenti,

tempesta nelle famiglie che si ritrovano nella precarietà,

tempesta nelle nostre comunità

e tempesta anche nella nostra vita di fede...

E Gesù dorme, racconta san Marco.

Dorme perché è stanco.

Dorme anche perché gli apostoli pensavano di non aver bisogno di lui,

perché contavano sulla loro conoscenza della navigazione :

« Gesù, non abbiamo bisogno di te.

Sappiamo navigare bene senza di te! »

Fino al momento in cui il loro orgoglio cede…

« Maestro, non t'importa che siamo perduti? »

Allora Gesù può dispiegare

tutta la potenza e la novità del suo Amore,

della sua vittoria sulle forze del male.

« Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. »

E Gesù li interroga e ci interroga: « Perché avete paura? Non avete ancora fede? »

Sì, Gesù, noi abbiamo la fede,

ma una fede che non sappiamo declinare nel concreto, nella vita.

E invece di tenere fisso lo sguardo sulla patria migliore, quella dei cieli

guardiamo alle nostre paure,

lasciamo che le nostre paure condizionino le nostre scelte

e la tempesta ci trascina in una tormenta di non-senso.

Dimentichiamo che siamo

stranieri e pellegrini su questa terra.

E la nostra speranza troppo debole

ci rende incapaci di tendere la mano

a quelli che annegano nell'angoscia.

Allora oggi vogliamo dirti, Signore, un nuovo sì.

Un sì al manifestarsi dell'immensa meraviglia di Dio

nella nostra carne, nella nostra storia.

Questa meraviglia è vivere, già ora, della Vita, quella eterna,

che è Amore, e condividerla con gli altri.

La vita eterna...

*

E qui io penso, certo, alla mia cara mamma

che ci ha lasciato il 22 novembre scorso

dopo la lunga prova della malattia del Parkinson.

E quanto ringrazio il Signore per mamma...

Mamma ha dato la sua vita per noi, i suoi cinque figli,

e per tutta la famiglia,

lasciandoci un esempio di fedeltà nell'amore.

Penso a lei, durante la guerra, sulla bicicletta

che andava di fattoria in fattoria per cercare di avere

del latte e del burro per la famiglia.

Penso a lei che, al terzo incontro con un certo Emmanuel,

fu richiesta da lui in matrimonio...e disse di sì.

Penso a lei che rinunciò a una carriera d'ingegnere

per prendersi cura di noi.

Penso a lei che ci ha educato con dolce fermezza

e soprattutto con l'esempio.

Penso a lei che studiava all’Institut Catholique

per trasmettere meglio la fede attraverso il catechismo nella scuola.

O che preparava il commento alla Scrittura

per gli incontri di Azione Cattolica.

Penso con piacere a Mamma che andava a visitare ed ascoltare a lungo

le persone sole e anziane.

È stato duro per me perdere mamma...

Come uno strappo interiore.

Qualcosa d'inaccettabile, di intollerabile...

La morte, come separazione assoluta,

è del tutto contraria al disegno di Dio,

e scandalizza giustamente la nostra anima

che è fatta per la vita e per la comunione.

È lì che la Croce di Gesù risplende;

che l'abbandono di Gesù risplende.

Questa separazione assoluta, Gesù l'ha presa, l'ha assunta.

Ne ha preso tutto il male, lo scandalo, l'orrore...

E si è definitivamente messo LÀ

È lì per sempre.

È nella morte, vittorioso, per offrirci la Vita,

quella eterna, che è comunione.

Ma spetta a noi attingere a questo tesoro.

È proprio per questo che Gesù ha istituito il sacramento dell’Eucarestia:

perché noi possiamo attingervi l'Amore a piene mani, con tutto il cuore.

Ogni messa celebrata per Mamma

è una carezza di grazia che la conduce alla luce piena del Cielo.

Le anime del Purgatorio hanno bisogno di noi!

Il Signore ha voluto questa solidarietà

che tesse tra le generazioni un legame d'amore.

Noi preghiamo per le anime del Purgatorio, ed è vitale per loro,

e, una volta entrate nella luce piena,

esse pregano per noi.

Così Dio ci tesse affinché domani

noi siamo UNO… perché il Cielo è essere UNO.

Ecco ciò che Abramo e Sarah guardano insieme...

Guardano verso la città eterna che Dio ha preparato per noi,

cioè verso la gioia di essere UNO.

Padre Santo, che tutti siano una cosa sola;

come tu, Padre, sei in me, ed io in te,

siano anch'essi una cosa sola in noi,

perché il mondo creda che tu mi hai mandato. (cfr. Gv 17,21)

R/Nous te prions, Seigneur, Ami des hommes

Toi qui désires tant que nous traversions jusqu’à toi pour vivre éternellement en ton amour, nous te confions Michelle, Emmanuel et tous nos parents défunts : que ton infinie miséricorde leur donne d’entrer dans la plénitude de vie de ton Paradis. R/

En ce temps de pandémie, nous te confions, Seigneur tous ceux qui meurent seuls, toutes les familles qui ne peuvent vivre le deuil de manière humaine, tous ceux qui sont confrontés à la mort sans avoir ni réconfort ni espérance. Qu’ils te rencontrent, toi qui es victorieux de tous les flots de la mort. R/

En ce temps de pandémie, nous te confions, Seigneur, toutes les familles jetées dans la misère et l’angoisse, toutes les familles fragilisées par la perte d’un emploi ou croulant sous des dettes démesurées. Rends nous attentifs et solidaires pour qu’ils découvrent par nos gestes que tu es là et que tu prends soin d’eux. R/

Bénis Seigneur, chacune de nos familles : que nous apprenions à vivre de toi, à engager notre foi dans le concret de la vie. Bénis la famille de Jérusalem toute entière : que dans la fidélité au don de foi que tu as fait à frère Pierre-Marie, nous annoncions par notre foi et notre unité que tu es vivant et agissant au cœur de nos villes. R/



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