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27 gennaio 2021 - Badia FiorentinaFr. Antoine-Emmanuel


Mercoledì della III settimana del T.O.

Eb 10,11-18 – Mc 4,1-20


“Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono:

sono coloro che ascoltano la Parola, l'accolgono e portano frutto:

il trenta, il sessanta, il cento per uno". (Mc 4,20)

E cosa si fa con questo grano?

Si fa del pane, si dona pane agli affamati!

Ecco l’importanza di questa parabola!

Portare frutto “il trenta, il sessanta, il cento per uno”

significa poter sfamare tanti affamati.

E quanti affamati ci sono in questo tempo di pandemia!

Fame di pane, certo…

Ma pure fame di senso, fame di luce, fame di liberazione da una prova che dura tanto,

fame di salvezza…


Se accogliamo il seme della Parola,

potremo dare pane agli affamati!


E che pane daremo?

Senz’altro il pane più concreto, quello del mangiare,

quello dell’aiuto materiale, economico…

Perché la Parola di Dio suscita in noi la carità,

ci apre il cuore ai bisogni degli altri.


Ma, oltre a quello, daremo come pane noi stessi.

Ricordatevi della missione data da Gesù agli apostoli:

“Date loro voi stessi da mangiare ”…(Mt 14,16; Mc 6,37; Lc 9,13)


Il seme della Parola ci trasforma,

trasforma a mano a mano la nostra vita in un dono di sé.

Non è immediato, e Gesù ce lo dice:

“Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto:

spuntarono, crebbero

prima di rendere “il trenta, il sessanta, il cento per uno". (Mc 4,8)


Il seme della Parola è potente nei nostri cuori:

fino a “trenta, sessanta o cento per uno”…

Che vuol dire che il nostro cuore è fatto per la Parola di Dio.

Perché è stato fatto dalla Parola di Dio…


Ma questo diventare pane per gli altri

e sfamare gli affamati d’amore della pandemia

dipende dal modo in cui accogliamo la Parola.


Allora, guardiamo…

In questi ultimi giorni, ad esempio, come abbiamo ascoltato la Parola?


Ci sono stati momenti in cui, mentre leggevamo la Scrittura,

sentivamo come una voce che ci diceva:

“Ma, a che serve? Non ha pertinenza!... Cerca altrove!...” ?


Ci sono stati momenti in cui, meditando la Scrittura,

alcune parole ci hanno colpito nella mente o nella sensibilità,

ma non ci sono entrate nel cuore,

e quindi appena c’è stata qualche difficoltà da vivere,

la Parola non ha avuto una vera forza in noi?


Ci sono stati momenti in cui abbiamo visto

che la nostra vita, illuminata dalla Parola, può davvero cambiare…

ma poi siamo stati tanto indaffarati, preoccupati di mille cose,

e la Parola non ha portato il suo frutto?


Ma ricordiamoci pure dei momenti in cui magari eravamo stanchi,

indeboliti, fragili…

in cui ci sentivamo indegni di Dio,

e la Parola di Dio ci è apparsa come un dono immeritato, sproporzionato,

e abbiamo aperto il cuore, perché eravamo poveri nello spirito.

Abbiamo offerto la Terra Buona del nostro cuore alla Parola.

Quella Terra Buona che, quando siamo troppo sicuri di noi,

ci sembra essere una terra inutile, sterile… ma non lo è affatto!

E siamo stati trasformati,

non di colpo… ma in un processo lento ed amorevole…

Ed è stato l’inizio del trenta, del sessanta o del cento per uno.


È così che diventiamo pane per gli altri in questo tempo di pandemia….

È un tempo in cui, per amore degli altri,

bisogna “esporsi” tanto alla Parola.


La Parola è nel mondo da sempre…

E da 2000 anni è “uscita”(Mc 4,3),

si offre a noi, con vicinanza, con tenerezza, nel volto di Gesù.

Ed è tanto, ma tanto feconda quando raggiunge

la bellezza nascosta dei nostri cuori…

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