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26 dicembre 2021 Badia Fiorentina Fr. Antoine-Emmanuel


Santa Famiglia

1 Sam 1,20-28 – 1 Gv 3,1..24 - Lc 2,41-52


La famiglia.

A me sembra che ci siano qui in Occidente - almeno –

due concezioni essenziali della famiglia.


La prima vede la famiglia come funzionale al bisogno immediato dell’individuo.

Il centro è lo sviluppo individuale della persona.

La sua realizzazione, la sua felicità immediata.

E la famiglia è una realtà plastica e gettabile

che serve al benessere dell’individuo.

Va bene finché mi serve.

Non importa che vi siano un padre ed una madre.

Importa che io stia bene.


L’altra concezione della famiglia è quella che si radica nella fede cristiana.

Anche questa è attenta al bene della persona.

Anzi vuole il bene di ogni persona.

Al punto che sta alla radice della prima concezione della famiglia,

che poi è stata distorta, deviata, dall’ateismo contemporaneo.

Vuole il bene di ogni persona, ma lo vuole in un modo diverso.

In che modo?


La prima differenza è che l’orizzonte è diverso.

Il pensiero mondano ha come unico orizzonte la felicità quaggiù,

ossia lo star bene quaggiù,

lo star bene affettivo, emozionale e materiale.

La prospettiva cristiana invece ha come orizzonte la vita eterna,

che è il condividere eternamente la danza di Dio,

la vita palpitante d’amore dell’Eterna Trinità.

La vita è apprendimento di quella danza.

Questo non nega la felicità quaggiù, anzi!

La vuole, al punto di rifiutare di accontentarsi di una felicità che passa.

Un cristiano non disprezza il bene affettivo, emozionale e materiale,

ma rifiuta di fermarsi lì.

Ha sete di più.

Un cristiano è un appassionato che non vuole il contraffatto:

vuole il vero, vuole la pienezza.

E trova la sua gioia, la sua felicità in questa ricerca.


La seconda differenza è che il cristiano non vuole solo la propria felicità:

vuole insieme la propria felicità e quella degli altri.

Un cristiano è una persona che scopre che la felicità sta nel far felici gli altri.

Non vuole prendere il vicolo cieco dell’egoismo che uccide l’anima, che ti ruba il cielo.

La mia felicità sta nel perderla per gli altri.

È nel dono di me che realizzo il più bello di me…


E qui si entra nel mistero della famiglia.

Dico “mistero” perché la famiglia non l’abbiamo inventata noi,

c'è scritto sopra “made in Dio”…

Cosa desidera Dio?

Desidera condividere con noi la Sua vita, la Sua gioia, la Sua danza.

Perché Dio è danza d’amore.

Primo movimento:

Il Padre si dona al Figlio in un'infinita gioia.

Secondo movimento:

Il Figlio riceve il donarsi del Padre ed a Lui si consegna, perdendosi,

come morendo, in infinita gioia.

Terzo movimento che è interiore ai due primi:

lo Spirito Santo è il “noi” strapieno di gioia del Padre e del Figlio

che li unisce e suscita un continuo traboccamento di vita.

Tutto è Amore, e tutto è umiltà, povertà…


Come condividere questa vita?

Immagino l’incontro di lavoro dei Tre che cercano,

come ingegneri dell’Amore, o come artisti dell’Amore,

come condividere questa vita

in cui vi è la Persona e vi è la Comunità.

Il bene supremo è la Persona

E il bene supremo è la Comunità.

Come far vivere questo a delle creature

perché entrino in questa danza e danzino per l’eternità?


E Dio inventò l’uomo e la donna.

Invenzione geniale!

Due creature diverse, profondamente diverse nel corpo e nell’anima,

che, ascoltando la voce di Dio, la Parola di Dio,

si danno l’una all’altra suscitando una vita nuova.


È un'invenzione geniale!

Ogni persona è immagine di Dio,

e insieme diventano somiglianza di Dio!


E il vertice della genialità è il dono della libertà.

L’itinerario che ci fa passare dall’immagine alla somiglianza passa per la libertà,

passa dal sì all’amore,

dal donarsi all’altro e dal ricevere il donarsi dell’altro.

Con la possibilità di dire di no…

Così in Dio si entra solo attraverso un sì libero.

Non è pre-condizionato, non è prefabbricato…

E lì si vede la povertà di Dio che fin dall’inizio ha voluto la nostra libertà,

correndo, per amore, il rischio di perderci…


L’invenzione divina è stupenda!

Maschio e femmina, che dicendo di sì a Dio, diventano uomo e donna,

e che nel donarsi diventano padre e madre.

Questa la relazione fondamentale,

il primo nodo d’amore che rende possibile poi una grande rete d’amore,

che permette il tessersi dell’umanità secondo Dio.

E a partire da questo nodo d’amore vengono fuori tanti rapporti di amore

tra genitori, genitori e figli, tra fratelli, poi nonni, cugini, parenti, e così via…

Dio vuole questa rete di amore che poi si apre

al povero, all’emarginato, all’escluso, ….


Bello, bellissimo…così bello che Satana si è ingelosito del dono fatto all’umanità

e vi ha introdotto la menzogna, la confusione, la divisione,

seminando una sofferenza immane nelle generazioni.

Si è messo ad attirare la donna, l’uomo, tutti… nel suo “no” pieno di gelosia,

nel suo no all’amore, causando tanti, ma tanti disastri.


Cosa ha fatto Dio?

Ha fatto come un vasaio che vedendo il suo vaso rompersi, lo maledice e lo getta via?

No!

Ha fatto diversamente…

Un diversamente che non avremmo mai immaginato.

Il Figlio di Dio si è fatto uomo per prendere su di sé tutto il dramma del male,

e per donarci di più di quello che già avevamo,

per condividere con noi il suo posto nella danza!


Come farsi uomo?

Avrebbe potuto adottare divinamente un uomo già esistente,

farlo diventare Dio in modo magico…

Ma non avrebbe salvato il tutto della persona umana,

non avendo vissuto né il concepimento, né la nascita né l’infanzia.


Avrebbe potuto nascere da Maria che, come una ragazza madre, sarebbe vissuta sola,

nascosta e nutrita dagli angeli…

Ma non avrebbe salvato la famiglia.

E bisognava salvare la famiglia, vivendola concretamente.


Il Figlio di Dio ha vissuto una realtà umana e familiare molto concreta.

Il Vangelo odierno ce lo dice con chiarezza parlando dei “suoi genitori”, (Lc 2,41)

riportandoci le parole di Maria: “Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”. (Lc 2,48)


Era necessaria una Santa Famiglia per riconsacrare la Famiglia.

Per dare una speranza nuova – e stupenda – ad ogni famiglia.


La vita familiare è, certo, bella in sé, ma costosa, tanto costosa.

Quante sofferenze nella coppia, nella famiglia.

Tanti tra voi avete sofferto, anche per anni, a causa di drammi familiari.


Allora ci rendiamo conto del dono che è la Santa Famiglia.

Non come un modello lontano di famigliola ideale,

ma come Famiglia amica, che ci accoglie tutti,

che ci infonde tenerezza e speranza.


Nel dono di Gesù, Maria e Giuseppe, riprendiamo fiato!

L’orizzonte della danza divina che era chiuso, si riapre!


Il Figlio di Dio, la Madre di Dio e il Santo Falegname di Nazareth

ci riaprono il cielo dell’amore reciproco!

Li accogliamo, e loro ci accolgono nel loro Santo Focolare, e si riprende vita.


Ci troviamo allora tutti inseriti in un progetto familiare immenso.

Qualunque sia la nostra situazione familiare,

qualunque sia il nostro orientamento sessuale,

qualunque sia la nostra età,

possiamo cooperare a questo disegno di Dio che vuole tessere l’umanità in una sola famiglia.

Basta scegliere e vivere l’amore là dove sei.

L’amore vero che è dono di sé.

L’amore casto in cui i gesti esprimono la realtà del dono secondo la volontà di Dio,

senza mai abusare del corpo altrui.

L’amore tenero che non si lascia imprigionare dalle paure.

L’amore aperto che non si richiude in un esclusivismo.


Ama e fa' quello che vuoi.

Ama cioè là dove sei, servi il tessersi della grande famiglia umana,

perché tutti siano una cosa sola.


Essenziale è la famiglia con un padre, una madre, dei figli

che vivono insieme il Vangelo.

Sono un Sacramento, una presenza reale di Dio per gli altri.

Fanno vedere Dio che è Famiglia!


Ma chi non vive questa realtà è pure chiamato a tessere l’unità tanto desiderata da Dio!

Tutti noi abbiamo una responsabilità familiare!


Anche chi è stato chiamato alla verginità consacrata

per ricordare a tutti l’orizzonte del Cielo di Dio che è l’essere una cosa sola eternamente.


In altri termini, siamo tutti chiamati ad una spiritualità familiare.

Entrare in Dio è entrare in una Famiglia.

Servire la famiglia è entrare in Dio…


E concludo citando l’esortazione apostolica Amoris Laetitia di Papa Francesco.


“Una comunione familiare vissuta bene è un vero cammino

di santificazione nella vita ordinaria

e di crescita mistica, un mezzo per l’unione intima con Dio.

Infatti i bisogni fraterni e comunitari della vita familiare

sono un’occasione per aprire sempre più il cuore,

e questo rende possibile un incontro con il Signore sempre più pieno. (…)

Solo «se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi»

(1 Gv 4,12).

Dato che «la persona umana ha una nativa e strutturale dimensione sociale»

e «la prima e originaria espressione della dimensione sociale

della persona è la coppia e la famiglia»,

la spiritualità si incarna nella comunione familiare.

Pertanto, coloro che hanno desideri spirituali profondi

non devono sentire che la famiglia li allontana dalla crescita nella vita dello Spirito,

ma che è un percorso che il Signore utilizza per portarli ai vertici dell’unione mistica.” (n.316)


Ecco il respiro fondamentale:

Il primo bene è la persona, prendersi cura della persona.

E il primo bene è pure la famiglia, prendersi cura della famiglia, dell’unità.

L’uno e l’altro.

Questa è la nostra missione.

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