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11 giugno 2021 – Eremo di Lecceto Fr. Antoine-Emmanuel


Solennità del Sacro Cuore

Os 11,1..9 – Ef 3,8..19 – Gv 19,31-37


In un suo commento alla Deus Caritas est di Benedetto XVI,

il Cardinale Angelo Scola scrive, parlando dell’estremo sacrificio della Croce:

“L’istanza che ogni uomo ha nel cuore di essere definitivamente amato

e di amare definitivamente anche oltre la morte

(dimensione erotica)

si è definitivamente realizzata in Gesù.”


In ciascuno di noi è presente questo desiderio, questo anelito:

essere amato per sempre, anche oltre la morte,

e amare per sempre, anche oltre la morte.


Questa è la nostra bellezza, la nostra grande dignità.

Siamo immagine di Dio che è Amore…

Desiderare l’amore è una grande nobiltà dell’anima: non è una patologia…


Ma è pure il nostro più grande tormento.

Una piaga aperta, spesso sanguinante,

per la memoria delle tante ferite dell’amore.

E per le conseguenze di tutte le volte in cui abbiamo cercato

l’amore per sempre dove non si trova e ci siamo bruciati le ali….


Il Cardinale Scola afferma che questa istanza

“si è definitivamente realizzata in Gesù”,

in Gesù crocifisso.


Da una parte, perché Gesù si è consegnato per noi

in un dono di sé definitivo…

Amati “per sempre”, lo siamo!


Dall’altra parte, perché questo dono di Gesù

ci rende capaci di amare “per sempre” …


Il grande nemico dell’amore è la morte.

E la morte è divenuta il luogo del più grande amore.

“Non morirò, ma resterò in vita e annuncerò le opere del Signore.” (Sal 118,17)


“Non morirò, ma resterò in vita” dice l’Amore! Lo dice nella tua e nella mia vita, questa sera.


Il Vangelo odierno ci dice: “Chi ha visto ne dà testimonianza”,

e aggiunge: “e la sua testimonianza è vera” (Gv 19,35).

Ora, cos’ha visto Giovanni?

“Uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.”(Gv 19,34)

Il centurione Longino, San Longino potremmo dire,

con la sua lancia aprì il costato di Gesù.

Il verbo è “aprire”.

Il soldato pagano aprì il più grande tesoro che ci sia.

E lo fece per compassione,

perché non fossero spezzate le gambe di Gesù.


Aprì il costato del Figlio di Dio crocifisso.

“E subito ne uscì sangue e acqua.”

Ne uscì il poco sangue che il corpo di Gesù ancora conteneva,

avendo perso tantissimo sangue già al Getsemani, e poi durante tutta la Sua Passione.

Ma ne uscì pure acqua.

E Giovanni ne rende testimonianza.

Lo racconta, perché ha intuito che è una realtà straordinaria, divina, fondamentale.


Si sarà ricordato delle parole di Gesù nel Tempio

nell’ultimo giorno della Festa delle Capanne:

"Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me.”(Gv 7,37)

Gesù si presentò quel giorno come il vero Tempio di Dio,

quel Tempio annunziato da Ezechiele, dal cui lato orientale fuoriesce un fiume d’acqua

che dà vita, che risana pure il Mar Morto! (cfr Ez 47,1-8)


“Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva". (Gv 7,38)

Dal grembo materno di Gesù, ora, sulla croce sgorga un fiume?

No! Sgorgano “fiumi di acqua viva”

Fiumi!


Come non pensare al grido di Dio nel capitolo 55 di Isaia:

“O voi tutti assetati, venite all'acqua, voi che non avete denaro, venite, (…)

Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete.” (Is 55, 1..3)

L’amore, l’esser amati ed il poter amare per sempre

non è più un’utopia… è un fiume, dei fiumi.


E Gesù parla dello Spirito Santo “che avrebbero ricevuto i credenti in lui”.

Al momento della Festa delle Capanne,

“non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato” (Gv 7,39),

ma ora i fiumi dell’Amore sono stati liberati.


Oggi ci avviciniamo alla Sorgente…

Come Tommaso mettiamo la mano nel costato di Gesù?

No! Non la mano, ma la bocca!

Per bere!

Vogliamo toccare non con la mano, ma con la vita!


Avvicinandoci al Costato aperto, cosa vediamo?

Un'altra apertura!

Un’altra ferita.

Il cuore stesso di Gesù era già ferito, già aperto.

Mistero di dolore senza misura!

Il cuore di Gesù,

questo cuore stracolmo di amore umano e di amore divino

era divenuto una ferita aperta.

Si è totalmente consegnato…


I fiumi dell’Amore non sono un sovrappiù che esce senza trauma.

È un trauma aperto che sprigiona Amore sul mondo.

C’è da piangere di dolore e di gioia.

Nel cuore aperto si legge l’orrore del nostro peccato che rifiuta ed uccide l’Amore,

e si legge pure un dono più forte del nostro peccato,

che lo vince amando, perdonando, abbracciando, benedicendo…

Nella morte in Croce di Gesù

“si compie quel volgersi di Dio contre sé stesso

nel quale Egli si dona per rialzare l’uomo e salvarlo” (Deus Caritas Est, n. 12)


Oggi si adempie la profezia:

“Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza.” (Is 12,3)

Attingiamo, fratelli e sorelle!

Attingiamo, perché oggi, come in ogni Eucaristia,

viene ri-presentato l’evento del Golgota

con tutto il suo dolore e tutta la sua Gloria.

Questa sera i fiumi dell’Amore zampillano per noi.

Non solo per te, per me, come singoli, come persone,

ma per noi!

È il nostro “noi” che si presenta a bocca aperta

per bere alle fonti della salvezza.


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