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11 aprile 2021 - Badia Fiorentina Fr. Antoine-Emmanuel


Festa della Divina Misericordia

Atti 4,32-35 – 1 Gv 5,1-6 - Gv 20,19-31



Vi ricordate dell’impegno solenne di Pietro, prima della Passione di Gesù?


"Signore, (…) darò la mia vita per te!" (Gv 13,37), racconta Giovanni.


Anche Luca scrive:

“Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte". (Lc 22,33)


"Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!" (Mc 14,29).

"Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò", riferisce Marco

Ed era solo Pietro?

“Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.” (Mc 14,31)


Matteo pure racconta:

“Pietro gli rispose: "Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò".

Lo stesso dissero tutti i discepoli.” (Mt 26,35)


Anche Tommaso, mentre salivano verso la casa di Lazzaro già morto, proclamò:

"Andiamo anche noi a morire con lui!"(Gv 11,16).


E cosa avvenne?

Al Getsemani si addormentarono, mentre Gesù sudava sangue.

Al momento dell'arresto, dopo che Gesù ebbe vietato l’uso delle armi, tutti fuggirono. Tutti.

Pietro e Giovanni si fecero coraggio e vollero tornare a “farsi vicini” a Gesù,

ma Pietro tre volte Lo rinnegò.

“Non lo conosco…”(Lc 22,57)

Ai piedi della Croce ci fu solamente Giovanni, che stette accanto alla Madonna.

Senza dimenticare il dolore dei dolori: fu uno dei Dodici

a tradire, a consegnare, a vendere Gesù,

e poi, cosa peggiore, a chiudersi totalmente alla Divina Misericordia…

Ecco i Dodici…

Ecco gli eletti, scelti, istruiti, formati, e soprattutto amati, diletti…

Il fallimento fu pressoché totale.


“Gesù non potrà mai ri-scegliere questi uomini!

Ne sceglierà altri!

Sceglierà delle donne: sono state molto più fedeli nella Prova.

Sì… Gesù li perdonerà, ma rimarranno per sempre con questa macchia vergognosa,

e non potranno più essere apostoli...”

No! Assolutamente no!

Questo è il pensiero mondano, che guarda all’uomo, a partire dalle sue prestazioni.

Questo è mondanità spirituale, che pensa che Dio ami solo coloro che se lo meritano.


La verità è tutt’altra e risplende nel Vangelo odierno.

Una triplice verità.

La prima è che Gesù non “scarta” gli Undici.

La “cultura dello scarto” non è mai entrata nel cuore di Gesù…

In Gesù per il peccatore, non c’è lo scarto, ma l’abbraccio.


La seconda meraviglia è il perdono.

Per tre volte abbiamo sentito: “Pace a voi!”(Gv 20,19. 21. 26)

Non è solo un saluto cordiale.

È una pace che Gesù dona “Non come la dà il mondo”(Gv 14,27).

È un dono potente che, nel cuore degli Undici,

mette a tacere il chiasso della vergogna, della rabbia contro se stessi,

del naufragio nei sensi di colpa…


Infine, appare evidente che Gesù non li licenzia!

Rinnova l’invio.

Anzi, ne rivela la portata: è un invio divino.

"Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi" (Gv 20,21)

Invio divino nella sua origine, ma anche nella sua forza, nella sua dinamica!


Vi è in questo Vangelo una potenza di Misericordia stupefacente.

La Misericordia di Gesù non è dimenticare i fatti.

Non è amnesia.

È assumere i fatti accaduti nell’Amore.

È sovrabbondare nell’Amore, e questo è tipicamente divino:

Dio non “risolve” le cose per negoziazione, per contrattazione, bensì per sovrabbondanza…

Sempre!


Tra Gesù e gli Undici non vi è un rapporto ormai indebolito dalle colpe dei Dodici,

un rapporto minimale, di minima fiducia…

È, al contrario, nella misura in cui gli apostoli vi acconsentiranno,

un rapporto più profondo.

Il perdono non è un ripristino della connessione 4G di prima,

ma è il passaggio ad una connessione 9G!

L’Amore di Gesù si offre, per scendere nelle fragilità più oscure degli Undici.


Sanno, come mai prima, di essere accolti ed amati profondamente.

È con tutta la loro fragilità che sono amati, scelti ed inviati.

Capiscono che, finché dicono di sì alla Misericordia,

niente può spegnere l’amore di Gesù per loro,

niente può mettere fine alla loro missione.


La grande quercia della loro superbia è crollata…

E nasce una pianticella che si chiama umiltà evangelica.

Una pianticella che vive e cresce al sole della divina Misericordia,

e con l’acqua della mitezza di Gesù.


*


Carissimi, questa era la priorità di Gesù risorto!

Perché il bisogno essenziale degli Undici era di far esperienza della Misericordia divina.

La mèta è certamente la Pentecoste.

La mèta è accogliere lo Spirito Santo per diventare Gesù,

per diventare assieme un Popolo che vive di Gesù,

che rende Gesù visibile.

Ma questa nuova creazione rimane impossibile

finché non si fa esperienza della Misericordia.

Bisogna dissodare il terreno, bisogna spezzare i cuori induriti e superbi,

per potere seminare la Vita Nuova nello Spirito Santo.


Perché noi non viviamo appieno dello Spirito Santo?

Perché manca questa esperienza della Misericordia.

Occorre che la Misericordia divina divenga l’aria che respiriamo!

L’esperienza della Misericordia è il fondamento della Vita nuova ed eterna.

È talmente essenziale che subito, subito, Gesù affida agli Undici

il servizio, il potere traboccante di Amore, di perdonare i peccati.

Perché bisogna che la sorgente della Misericordia

sia effettivamente disponibile in mezzo alla comunità nascente.

I sacerdoti sono per noi - siamo per voi - la fonte della Misericordia

sempre disponibile, gratuita e ricreatrice!


La Misericordia divina è il Grembo in cui rinasciamo a Vita nuova.

Perché il dono di Pasqua è un rinascere,

un essere generati come ci ha detto San Giovanni:

“Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo;

e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede.” (1Gv 5,4)

Sei generato da Dio,

e il mondo, il pensiero mondano si allontana da te… ne sei liberato!

La fede nella Misericordia divina è l’unica vittoria sul male.

Se fosse accolta, le guerre non ci sarebbero più!


Devo confessare che questo Vangelo, in questi giorni, è stato per me una liberazione!

Sono peccatore, esattamente come tutti voi.

Eppure Gesù non ha distolto il suo sguardo da me, e ancora oggi mi sceglie come suo servo…

È una cosa bellissima!


Se ne viviamo insieme, diventiamo quello che ci dipingono gli Atti degli Apostoli:

“La moltitudine di coloro che erano diventati credenti

aveva un cuore solo e un'anima sola.” (Atti 4,32)

“Un cuore solo e un'anima sola”:

non in virtù di una contrattazione che porta, come si può, ad una forma di intesa,

ma in virtù della sovrabbondanza dell’Amore

che è l’arte divina di assumere la diversità.


È bellissimo:

la Misericordia, quando è accolta,

apre il cuore alla Persona dello Spirito Santo,

apre il cuore alla Pentecoste continua, che ci trasforma, per sovrabbondanza,

in una famiglia: la Famiglia di Dio!


Perché il dono della Pentecoste non è stato solamente

per gli Undici e i discepoli di quel tempo…

Nel cuore preparato, aperto, ferito dalla Misericordia divina,

viene, in una venuta continua e sempre nuova, la presenza personale dello Spirito Santo.


Il dono della Cresima è esattamente quello della Pentecoste.

È quello che avviene, per Rima, oggi.

Hai ricevuto il Battesimo, che è l’immersione fondamentale nella Misericordia.

Ti è pure stato offerto il sacramento del Perdono,

come nuova esperienza di Misericordia,

e, oggi, viene in te la Persona divina dello Spirito Santo.


Non pregherò: “Infondi in Rima i doni dello Spirito Santo”,

bensì “Infondi in lei il tuo santo Spirito Paraclito”, che è “spirito di sapienza e di intelletto, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di scienza e di pietà,…”


Se avessimo occhi per vedere l’invisibile,

vedremmo Dio Spirito Santo che scende,

in una discesa, un' umiliazione volontaria, un perdersi …

per essere ormai presente - per sempre - in Rima,

come lo è in tutti i cresimati che sono tra noi.

Presente, amico, vicino, prossimo, che ci offre la Sua consolazione,

la Sua sapienza, la Sua forza divina…


Rima, ascoltaLo!

Fa' a Lui spazio nella tua vita.

Non contristarLo!

Lascialo agire, lascialo spiazzarti, lascialo fare nuove tutte le cose in te.


Sai, una donna che crede e vive dello Spirito Santo

è un dono immenso per la Chiesa, per il mondo…


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