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Venerdì 1° gennaio 2021 - Fr. Antoine-Emmanuel

Aggiornamento: gen 2



Maria, Madre di Dio

Num 6,22-27 – Gal 4,4-7 - Lc 2,16-21

1° gennaio 2021 - Badia Fiorentina

Allora succede un gran rivolgimento.


La liturgia di quest’anno nuovo si apre con una benedizione, la benedizione di Aronne e di tutti i sacerdoti sui figli d’Israele

"Così benedirete gli Israeliti: direte loro:

Ti benedica YHWH e ti custodisca. YHWH faccia risplendere su di te il suo volto, - ti mostri cioè un volto sorridente - e sia grazioso per te. YHWH alzi su di te il suo volto, - ti guardi cioè con benevolenza - e ti conceda la pace - shalom".

È una triplice invocazione del Nome di Dio, e il testo prosegue: “in questo modo, metteranno il Mio Nome sui figli d’Israele, e Io li benedirò.”

Attraverso la benedizione, viene quindi iscritto, viene impresso, come un sigillo, il Nome di Dio sui figli d’Israele, sigillando la loro appartenenza a Dio.

È come nel Capitolo nono del Libro del Profeta Ezechiele, in cui il Signore dice all'uomo vestito di lino: "Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono"

Il Signore oggi vuole benedirci, vuole benedire in particolare chi soffre e piange vedendo come Dio è scartato dalla nostra società. Nel Battesimo, Dio “ha impresso il suo sigillo su di noi e ha deposto la caparra dello Spirito nei nostri cuori” (cfr. 2 Cor 1,22) ... ed Egli vuole rinnovare in noi questo dono che fa sì che Gli apparteniamo.

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E questo, il Padre lo fa in Gesù, come Paolo ce l’ha ricordato oggi: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per pagare la liberazione di coloro che erano sotto la Legge, perché ricevessimo la figliazione.” (cf Gal 4,4) Non solo la benedizione, ma la figliazione... Ecco il dono del Padre in Gesù Bambino.

Entriamo perciò nella grotta di Betlemme...

Siamo ancora nella notte della natività. Nella grotta, vi è grande povertà. Niente di quello che attira il mondo... Vi si trova la giovane mamma, Maria, il neonato deposto nella mangiatoia,

e Giuseppe indaffarato a prendersi cura dell’una e dell’altro. E tutto è nascosto al mondo. La città dorme. La città che non ha voluto accogliere la coppia di migranti appena arrivata dalla Galilea.

Ora, ecco che si affacciano pure degli uomini, quegli uomini la cui povertà inquieta, fa paura. Li lasci entrare? Non è un rischio per il neonato e per la madre? Ci si può fidare?

Lasceresti tu entrare dei poveri sconosciuti a poche ore del parto?

Giuseppe e Maria li lasciano entrare... E loro guardano. Vedono: si, si, vi è “un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia” come fu loro anticipato dagli angeli. Allora, sono loro a parlare! In quel momento, sono loro ad annunciare a Maria e Giuseppe, e poi ad altri, il Vangelo! “Riferirono ciò che del bambino era stato detto loro”: Cioè: “oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”.

Sono i poveri a proclamare il Vangelo!

I primi evangelizzatori sono i pastori...

E Maria συνετήρει τὰ ῥήματα ταῦτα συμβάλλουσα ἐν τῇ καρδίᾳ αὐτῆς. Maria mette insieme tutto quello che vede, che sente,

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e lo custodisce nel Suo Cuore. Il Suo Cuore è aperto, umile, capace di accogliere il dono di Dio. Non esclude, ma include, mette insieme, permette a Dio di svelare le ricchezze del Suo Cuore.

Maria raccoglie tutto il dono che Le viene dai pastori, dai poveri.... Ed Ella da loro il Figlio. Bellissimo scambio...

Le affidi tutto ciò che percepisci del mistero di Dio, e Lei ti dona la pienezza del mistero...

La benedizione divina ci viene attraverso di Lei. Lei è davvero Maria di Gesù. Come Gesù è Gesù di Maria... Non è più Aronne che ci benedice: è Maria!

È Maria che ci offre il volto benedicente di Dio perché tutto quest’anno sia un crescere nell’Amore e nella Verità.

E, davvero, quanto abbiamo bisogno di Maria per non affondare nelle tempeste del nostro tempo. Questo, San Giovanni Bosco ne ricevette la certezza in un suo sogno.

Il 26 maggio 1862, don Bosco aveva promesso ai giovani di raccontar loro qualche bella cosa nell’ultimo o nel penultimo giorno del mese. Il 30 maggio, alla sera, raccontò un sogno che aveva fatto alcuni giorni prima.

“Figuratevi di essere con me sulla spiaggia del mare, o meglio, sopra uno scoglio isolato e di non vedere altro spazio di terra, se non quello che vista sotto i piedi.

In tutta quella vasta superficie delle acque si vede una moltitudine innumerevole di navi ordinate a battaglia, le prore delle quali sono terminate da un rostro di ferro acuto a mo ́ di strale, che ove è spinto ferisce e trapassa ogni cosa. Queste navi sono armate di cannoni, cariche di fucili, di altre armi di ogni genere, di materie incendiarie, e anche di libri, e si avanzano contro una nave molto più grossa e più alta di tutte loro, tentando di urtarla col rostro, di incendiarla o altrimenti di farle ogni guasto possibile.

A quella maestosa nave arredata di tutto punto, fanno scorta molte navicelle, che da lei ricevono i segnali di comando ed eseguiscono evoluzioni per difendersi dalle flotte avversarie.

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Il vento è loro contrario e il mare agitato sembra favorire i nemici.

In mezzo all’immensa distesa del mare si elevano dalle onde due robuste colonne, altissime, poco distanti l’una dall’altra.

Sovra di una vi è la statua della Vergine Immacolata, al cui piedi pende un largo cartello con questa iscrizione: - Auxilium Christianorum; - sull’altra, che è molto più alta e grossa, sta un’Ostia di grandezza proporzionata alla colonna e sotto un altro cartello colle parole: Salus credentium.

Il comandante supremo sulla gran nave, che è il Romano Pontefice, vedendo il furore dei nemici e il mal partito nel quale si trovano i suoi fedeli, pensa di convocare intorno a sé i piloti delle navi secondarie per tener consiglio e decidere sul da farsi. Tutti i piloti salgono e si adunano intorno al Papa. - sarebbe il Concilio Vaticano I? - Tengono consesso, ma infuriando il vento sempre più e la tempesta, sono rimandati a governare le proprie navi.

Fattasi un po ́ di bonaccia, il Papa raduna per la seconda volta intorno a sé i piloti, mentre la nave capitana segue il suo corso. - sarebbe il Concilio Vaticano II? - Ma la burrasca ritorna spaventosa.

Il Papa sta al timone e tutti i suoi sforzi sono diretti a portar la nave in mezzo a quelle due colonne, dalla sommità delle quali tutto intorno pendono molte ancore e grossi ganci attaccati a catene.

Le navi nemiche si muovono tutte ad assalirla e tentano ogni modo per arrestarla e farla sommergere.

Le une cogli scritti, coi libri, con materie incendiarie di cui sono ripiene e che cercano di gettarle a bordo; le altre coi cannoni, coi fucili e coi rostri: il combattimento si fa sempre più accanito.

Le prore nemiche l’urtano violentemente, ma inutili riescono i loro sforzi e il loro impeto. Invano ritentano la prova e sciupano ogni loro fatica e munizione: la gran nave procede sicura e franca nel suo cammino. Avviene talvolta che, percossa da formidabili colpi,

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riporta nei suoi fianchi larga e profonda fessura, ma non appena è fatto il guasto spira un soffio dalle due colonne e le falle si richiudono e i fori si otturano.

E scoppiano intanto i cannoni degli assalitori, si spezzano i fucili, ogni altra arma ed i rostri; si sconquassano molte navi e si sprofondano nel mare.

Allora i nemici furibondi prendono a combattere ad armi corte; e colle mani, coi pugni, colle bestemmie e colle maledizioni. Quand’ecco che il Papa, colpito gravemente, cade. Subito coloro, che stanno insieme con lui, corrono ad aiutarlo e lo rialzano. Il Papa è colpito la seconda volta, cade di nuovo e muore.

Un grido di vittoria e di gioia risuona tra i nemici; sulle loro navi si scorge un indicibile tripudio. Senonché appena morto il Pontefice un altro Papa sottentra al suo posto. I Piloti radunati lo hanno eletto così subitamente, che la notizia della morte del Papa giunge colla notizia dell’elezione del successore. Gli avversari incominciano a perdersi di coraggio.

Il nuovo Papa sbaragliando e superando ogni ostacolo, guida la nave sino alle due colonne e giunto in mezzo ad esse, la lega con una catenella che pendeva dalla prora ad un’ancora della colonna su cui stava l’Ostia;

e con un’altra catenella che pendeva a poppa la lega dalla parte opposta ad un’altra ancora appesa alla colonna su cui è collocata la Vergine Immacolata.

Allora succede un gran rivolgimento.

Tutte le navi che fino a quel punto avevano combattuto quella su cui sedeva il Papa, fuggono, si disperdono, si urtano e si fracassano a vicenda. Le une si affondano e cercano di affondare le altre. Alcune navicelle che hanno combattuto valorosamente col Papa

vengono per le prime a legarsi a quelle colonne.

Molte altre navi che, ritiratesi per timore della battaglia si trovano in gran lontananza, stanno prudentemente osservando, finché dileguati nei gorghi del mare i rottami di tutte le navi disfatte, a gran lena vogano alla volta di quelle due colonne,

ove arrivate si attaccano ai ganci pendenti dalle medesime, ed ivi rimangono tranquille e sicure, insieme colla nave principale su cui sta il Papa. Nel mare regna una gran calma.”

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“D. Bosco a questo punto interrogò Don Rua:

Che cosa pensi tu di questo racconto? Don Rua rispose: Mi pare che la nave del Papa sia la Chiesa, di cui esso è il Capo: le navi gli uomini, il mare questo mondo. Quei che difendono la grossa nave sono i buoni affezionati alla santa Sede, gli altri i suoi nemici, che con ogni sorta di armi tentano di annientarla. Le due colonne di salute mi sembra che siano la divozione a Maria SS. ed al SS. Sacramento dell’Eucarestia. Don Rua non parlò del Papa caduto e morto e D. Bosco tacque pure su di ciò. Solo soggiunse: Dicesti bene. Bisogna soltanto correggere un’espressione. Le navi dei nemici sono le persecuzioni. Si preparano gravissimi travagli per la Chiesa. Quello che finora fu, è quasi nulla a petto di ciò che deve accadere. I suoi nemici sono raffigurati nelle navi che tentano di affondare, se loro riuscisse, la nave principale. Due soli mezzi restano per salvarsi fra tanto scompiglio: Divozione a Maria SS. - frequenza alla Comunione, adoperando ogni modo e facendo del nostro meglio per praticarli e farli praticare dovunque e da tutti. Buona notte!1”

Carissimi, ancorarsi con il Papa, con Papa Francesco, a queste due colonne: Maria, la Madonna della Salvezza, e Gesù Eucaristia. Due colonne, come le due colonne della Badia. A queste due colonne portiamo i nostri amici, i nostri cari,

e tutti coloro che incontreremo quest’anno. Sarà un anno Santo perché faremo esperienza della fedeltà di Dio che ci offre queste due colonne così salde....

Buon anno nuovo perché

andiamo verso il giorno nel quale “nel mare regnerà una gran calma.”



1 Memorie biografiche di San Giovanni Bosco, Vol. VII, Capitolo 18, pp. 169-172 – tratto da: https://www.sdb.org/it/Don_Bosco/Scritti/Scritti/SOGNO_DUE_COLONNE





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