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mercoledì 18 novembre 2020 - Fr. Antoine-Emmanuel

Aggiornato il: 31 dic 2020




mercoledì 18 novembre 2020 - XXXIII settimana del T.O.

Ap 4,1-11 –

Lc 19,11-28 -

Badia Fiorentina -

Fr. Antoine-Emmanuel


Ritroviamo di nuovo la Parabola dei talenti,

ma, questa volta, nel Vangelo di Luca,

che ci parla del dono di Dio offertoci in Gesù

come delle “mine”, delle monete d’oro.

Riascoltare la stessa parabola, o quasi, a tre giorni di distanza

è un invito ad approfondirne il senso…

Vorrei partire dal Prologo di San Giovanni, che ci parla

del dono di Dio, rappresentato nella parabola

dai lingotti d’argento o dalle monete d’oro:

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.”

E precisa:

Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,

la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.” (Gv 1,16-17)

Nella Prima Alleanza, il dono è la Legge:

al credente vengono affidate come delle monete sacre,

che sono i comandamenti.

Si devono accogliere quei comandamenti, quelle monete,

e farle fruttificare attraverso l’obbedienza concreta ai comandamenti:

Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno,

affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della terra

che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi.” (Dt 4,1)

Nella Nuova Alleanza, le monete sacre a noi affidate sono, oltre ai comandamenti,

il dono che Gesù ci fa al momento di partire per un grande viaggio,

ossia quando passa dal mondo al Padre (cfr Gv 13,1):

sono, ci dice Giovanni nel Prologo, “la grazia e la verità”.

Nel Vangelo di Luca, il dono della Grazia e della Verità

è offerto in modo uguale a ciascuno.

A ciascuno una moneta d’oro…

Il terzo servo, quello che si chiude nella paura e nasconde il denaro,

non è quindi uno che abbia ricevuto di meno…

Gregorio Magno, commentando la parabola di Matteo,

identifica il terzo servo con coloro che “pur ritenendosi peccatori,

non si decidono ad affrontare le strade della santità.”

E fa l’esempio del primo degli Apostoli, Pietro,

quando, dopo la prima pesca miracolosa, dice a Gesù:

“Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore”1

Quanto a San Giovanni Crisostomo, commentando lo stesso versetto, scrive:

“Chi ha la grazia della parola e dell’insegnamento per giovare agli altri

e non se ne serve,

perderà anche la grazia.”2

Preziosa è la parabola nel racconto di Maria Valtorta,

in cui, se i primi due servi hanno ricevuto dieci o cinque lingotti d’argento,

il terzo ha ricevuto un lingotto d’oro.

Il terzo servo non è quindi uno sprovveduto, di classe inferiore…

Ma, il fatto di aver ricevuto tanto in questa vita

non assicura di essere premiati… anzi!

Si può aver ricevuto tanto,

ma essere interiormente chiusi nella propria paura di Dio,

al punto di seppellire il dono di Dio…

Ora, noi, qui, abbiamo ricevuto tanto.

Ma tanto…

Nel contesto di pandemia, di crisi, anche spirituale, immane che viviamo,

in mezzo a tanta disperazione,

noi siamo, per quanto riguarda la speranza, dei miliardari …

E guai a noi se non facciamo degli assegni,

se non facciamo fruttificare il dono ricevuto…

Nella parabola di Luca, possiamo pure sottolineare un altro aspetto.

Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano,

per ricevere il titolo di re e poi ritornare.”(Lc 19,12),

ci racconta Luca.

La partenza di Gesù, il Suo passare dal mondo al Padre

e la lunga attesa del Suo ritorno in Gloria

ci sono presentati come il “viaggio” necessario per ricevere la Regalità.

La morte in Croce di Gesù, la Sua Risurrezione, la Sua Ascensione,

la Pentecoste e tutto il tempo che ci separa dal Suo ritorno in Gloria,

costituiscono la Sua intronizzazione eterna.

“Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre,

dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza.

È necessario infatti che egli regni

finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi.” (1 Cor 15,24-25)

Nella parabola di Luca, qual è il dono fatto ai servi

che hanno fatto fruttificare la moneta d’oro,

chi dieci per uno, chi cinque per uno?

Ricevi il potere sopra dieci città" dice l’uomo di nobile famiglia al primo.

E al secondo: "Tu pure sarai a capo di cinque città". (Lc 19,17.19)

Il Re quindi condivide il Suo Regno con quei servi.

E qui scopriamo una realtà splendida:

perché Gesù ci affida i suoi doni quaggiù sulla terra?

Per poter condividere con noi il Suo Regno eterno!

Il Suo desiderio, la sua mèta è che regniamo con Lui.

Ogni dono di “grazia” e di “verità” è come una promessa di gioia regale eterna!

Ogni dono è già un invito alla Liturgia celeste

che l’Apocalisse ci ha fatto contemplare!

Perché anche noi possiamo prostrarci “davanti a Colui che siede sul trono,

adorare Colui che vive nei secoli dei secoli

e gettare le nostre corone davanti al trono, dicendo:

«Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza,

perché tu hai creato tutte le cose, per la tua volontà esistevano e furono create».”

(cfr Ap 4,10-11)

E chi ha fatto fruttificare tanto la Grazia e la Verità che gli sono state affidate,

chi si avvicina alla morte avendo accolto con più amore il Divino Amore,

sarà eternamente colmato di gioia in quella stessa misura!

La vita presente ci è data per allargare il cuore

per ricevere con maggiore capacità l’eterna gioia…

Più ami ora, più amerai lassù!

1 cfr Omelia su Vangeli 9,3

2 Omelia sul Vg di Mt 78,3

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