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23 maggio 2021 - Badia Fiorentina Fr. Antoine-Emmanuel


Solennità di Pentecoste

Atti 2,1-11 – Gal 5,16-25 - Gv 15,26..16,15


C’è una cosa sola da fare con la vita: donarla!


Vorrei partire dal film “Silence” di Martin Scorsese del 2017.

Questo film racconta le vicissitudini dei padri gesuiti in Giappone

a metà del XVII secolo.

Vi sono delle scene dolorosissime

che mostrano la persecuzione dei contadini poveri, i kirishitan,

messi a morte in modo barbaro dal potere giapponese.

Quando la fede degli stessi gesuiti portoghesi traballava,

questi poveri contadini furono grandi testimoni della fede.

Ma, dove attinsero la forza per non rinnegare la propria fede?


Oppure…

Come il Pastore Paul Schneider, della Chiesa Riformata,

fu capace di gridare dalla feritoia della sua cella nel bunker di Buchenwald,

parole di consolazione e di speranza della Bibbia agli altri prigionieri?

Prima di essere ucciso a Buchenwald il 18 luglio 1939?


Oppure…

Dove Padre Stan, gesuita indiano di 84 anni, incarcerato per “terrorismo”,

perché difende la popolazione povera degli Adivasi,

vittima dell’esproprio sistematico delle terre,

ha trovato la forza, il 14 gennaio scorso, di dire dopo 100 giorni di reclusione:

«Un uccello in gabbia può ancora cantare»?


E potremmo citare tanti altri martiri di ieri e di oggi…


Ma faccio un’altra domanda:


Come mai dopo duemila anni, non si è spento il ricordo del condannato a morte

Gesù, di Nazaret, al tempo di Ponzio Pilato?

Ci sono stati innumerevoli altri condannati a morte nella storia…

Eppure oggi 2.4 miliardi di uomini sono discepoli di Gesù.


Come mai non si è spenta la memoria di Gesù,

malgrado tutta l’ostilità che si scatena da duemila anni contro i suoi discepoli?


Oggi, un cristiano su otto nel mondo viene perseguitato.

Oggi, 309 milioni di fedeli cristiani subiscono terribili persecuzioni.


Da dove proviene questo amore che non si spegne?

Questa fedeltà più forte della paura della morte?


*


Veniamo al Vangelo odierno.


Oggi abbiamo letto l’annuncio più esplicito che Gesù stesso fa, nel Vangelo di Giovanni,

della venuta dello Spirito Santo.

Mai negli altri Vangeli Gesù annuncia la Pentecoste in un modo così chiaro.


“Quando verrà il Paraclito, che io vi manderò dal Padre,

lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me.” (Gv 15,26)

”Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità.” (Gv 16,13)


Ora, in quale contesto preciso Gesù fa questi annunci?

Il contesto è l’annuncio dell’odio del mondo e della persecuzione,

quando “Chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio”. (Gv 16,2)


È lo Spirito Santo che ci rende capaci di testimoniare.

È Lui che operava nel cuore dei contadini giapponesi,

del Pastore di Buchenwald o, oggi, nel cuore di Padre Stan in India.


Lo Spirito Santo è il Grande Testimone di Gesù nella storia.

La memoria di Gesù non si è spenta, perché da duemila anni

lo Spirito Santo proclama silenziosamente nei cuori

che Gesù è Amore, che Gesù è Salvatore, che Gesù è Dio fattosi carne, fattosi Pane,

che in Lui solo è la salvezza, la salvezza di tutta l’umanità.


Se avessimo l'orecchio sviluppato come gli specialisti del canto degli uccelli,

sentiremmo il canto dello Spirito Santo che oggi nelle anime

sussurra, testimonia, elogia, canta “Gesù”!


La forza dei martiri dell’amore non è un coraggio sovrumano,

è lo Spirito Santo!


E’ la grazia di Dio, non il coraggio, quello che ci fa martiri”,

dice in un'omelia Papa Francesco[1], e prosegue:

“Oggi, allo stesso modo ci si può chiedere:

Di che cosa ha bisogno oggi la Chiesa?”.

Di martiri, di testimoni, cioè dei santi di tutti i giorni.

Perché la Chiesa la portano avanti i santi.

I santi: senza di loro, la Chiesa non può andare avanti.

La Chiesa ha bisogno dei santi di tutti i giorni, quelli della vita ordinaria,

portata avanti con coerenza;

ma anche di coloro che hanno il coraggio di accettare

la grazia di essere testimoni fino alla fine, fino alla morte.

Tutti costoro sono il sangue vivo della Chiesa.

Sono i testimoni che portano avanti la Chiesa;

quelli che attestano che Gesù è risorto, che Gesù è vivo,

e lo attestano con la coerenza di vita e con la forza dello Spirito Santo

che hanno ricevuto in dono.”


*


Il dono che riceviamo oggi è la forza dei martiri.

Per esser contati tra i “tanti martiri nascosti,

quegli uomini e quelle donne fedeli alla forza mite dell’amore,

alla voce dello Spirito Santo,

che nella vita di ogni giorno cercano di aiutare i fratelli e di amare Dio senza riserve.” [2]


A dire il vero, cosa c’è da fare nella vita?

C’è una cosa sola da fare con la vita: donarla!

E lo Spirito Santo è la forza che ci rende capaci di donare la vita per amore.


Di vivere la vita come un dono d’amore.

Si tratta, per riprendere il pensiero di Dante Alighieri,

di obbedire alla legge dell’universo.

E la legge dell’universo che fa muovere il sole e le stelle è l’Amore.


Allo stesso modo, Chiara Lubich ebbe l’intuizione, anzi l’esperienza che tutto il creato

era mosso dall’amore.

“Ricordo che in quei giorni la natura mi sembrava tutta avvolta dal sole;

già lo era dal lato fisico;

ma a me sembrava che un sole più forte la avvolgesse, la inzuppasse,

cosicché mi appariva tutta “innamorata”.

Vedevo le cose, i fiumi, le piante, i prati, le erbe, fra loro legati

da un legame d’amore nel quale ognuno aveva un perché d’amore verso gli altri.”[3]


Lo Spirito Santo ci rende capaci di obbedire a questa Legge d’amore,

cioè di partecipare alla vita stessa di Dio!


E questo nelle cose più semplici del quotidiano.

Ce lo dice anche Paolo, a suo modo, oggi.


Per parlare della vita nello Spirito Santo,

Paolo usa il verbo camminare.

“Camminate secondo lo Spirito

e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne”. (Gal 5,16)

“Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.” (Gal 5,25)


Si tratta di muovere i nostri passi nell’obbedienza allo Spirito Santo.

Di lasciarci guidare da Lui che è l’Amore in persona,

che ci ama guidandoci,

che ci guida verso l’Amore,

che ci ispira i gesti dell’Amore…


Chiediamo allo Spirito Santo di riorganizzare la nostra vita.

Di riorganizzarla secondo la logica di Dio,

secondo la logica dell’Amore.

Di donarci la forza del martirio d’amore nel quotidiano.


Diamo a Gesù, diamo al Padre questa gioia!

[1] Omelia di Papa Francesco nella preghiera con la Comunità di Sant'Egidio in memoria dei Nuovi Martiri Basilica di San Bartolomeo all'Isola, 22 aprile 2017 [2] idem [3] Oberiberg (Svizzera), festa di San Paolo, 30 giugno 1961

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